Lavoro, l’allarme della Cgil: «In Fvg gli uomini guadagnano il 35% in più rispetto alle donne»

Si restringe lentamente la forbice tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile, ma resta altissimo il gap nelle retribuzioni tra uomini e donne. Nel comparto privato, la differenza nelle retribuzioni medie annue in Friuli Venezia Giulia è addirittura del 35% e scende solo di pochi punti percentuali, per l’esattezza al 31%, se il dato preso a riferimento è quello delle retribuzioni giornaliere. A denunciarlo, in occasione dell’8 marzo, sono Susanna Pellegrini e Rossana Giacaz (nella foto di copertina), responsabili rispettivamente del mercato del lavoro e delle pari opportunità della segreteria regionale Cgil, prendendo spunto dai dati più recenti (quelli relativi al 2017) dell’Osservatorio Inps sul lavoro privato. «Il dato rilevato – spiegano – non è quello che statisticamente viene definito come divario retributivo di genere, che riguarda la differenza nella paga oraria tra uomini e donne. Ma è soprattutto l’ammontare delle retribuzioni medie a testimoniare la reale diversità di condizioni e di opportunità che continua a caratterizzare il nostro mercato del lavoro. E le donne, in Fvg, guadagnano quasi 10mila euro all’anno meno dei maschi, 17.100 euro lordi contro 26.500, e 30 euro in meno, 70 contro 100, per ogni giornata di lavoro».

Susanna Pellegrini

LE CAUSE DEL GAP. Le cause del divario retributivo, ovviamente, non vanno cercate nei contratti di lavoro, che naturalmente non prevedono distinzioni di genere. Se a parità di lavoro e di qualifica le donne hanno diritto alla stessa retribuzione dei maschi, questo non basta però a garantire una reale uguaglianza. «Sono state infatti le donne – spiegano ancora Pellegrini e Giacaz – a subire gli effetti più pesanti della crisi in termini di precarizzazione del lavoro, della riduzione degli orari, espansione del part-time forzato. Fenomeni, questi, che aggravano un divario strutturale già pesantissimo a causa del fortissimo squilibrio nella condivisione dei carichi familiari, del lavoro domestico, dell’assistenza a minori e anziani, fattori che hanno storicamente penalizzato e che continuano a penalizzare le donne nelle condizioni retributive, nelle opportunità di carriera, nell’accesso a posizioni e qualifiche meglio retribuite, concentrandone la presenza nelle fasce più povere del mercato del lavoro».

DONNE E LAVORO. Se da un lato la Cgil considera positiva la crescita fatta segnare dal lavoro femminile nel 2018, con il picco storico del terzo trimestre, quando il tasso di occupazione tra le donne in regione ha superato il 62%, attestandosi finalmente su standard europei, per Pellegrini e Giacaz «la vera sfida è quella di rendere più stabile questa crescita e di favorire anche una maggiore continuità occupazionale per le donne». Obiettivi, questi, che si raggiungono non solo combattendo la precarietà e incentivando i contratti stabili, ma anche rafforzando gli strumenti del welfare pubblico, «cioè aumentando l’offerta di asili nido, migliorando l’assistenza ad anziani e non autosufficienti, individuando nuovi strumenti legislativi e contrattuali che favoriscano una maggiore e reale condivisione dei carichi familiari e genitoriali tra uomini e donne. Da qui l’appello finale che la Cgil lancia anche alla Regione, e in particolare all’assessorato al lavoro, «guidato da una donna», a «potenziare gli strumenti di indagine non soltanto quantitativa, ma anche qualitativa sul mercato del lavoro», e a «investire su tutti quei servizi pubblici che possono favorire una crescita duratura del lavoro femminile e una nuova stagione delle pari opportunità in Friuli Venezia Giulia».

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