La montagna in emergenza climatica, se ne parla a Ravascletto

«Ormai l’evidenza dei fatti nella vita reale sta convincendo persino gli ultimi scettici che il clima è cambiato. Soprattutto: cambierà ancora. Ma non è solo una questione di caldo o di freddo. È una questione di energia e velocità».

Partirà da questi dati di fatto la conferenza sull’«Emergenza climatica» in Carnia, in programma a Ravascletto martedì 16 luglio.

Intitolato “La montagna in emergenza climatica: vivere in modo nuovo per sopravvivere a un nuovo mondo”, il convegno pubblico inizierà alle ore 20.30, presso la vecchia Scuola elementare. L’appuntamento è promosso dalla Pro loco di Ravascletto, Salârs e Zovello, con il patrocinio del Comune, e sarà animato dal naturalista, zoologo e comunicatore Nicola Bressi, insegnante di Comunicazione della Scienza alla “Sissa” e a lungo direttore del Museo di Storia Naturale e del Sistema museale di Trieste.

Ad introdurre Bressi, che da tempo si dedica allo studio, alla gestione e alla valorizzazione della natura nei suoi rapporti con l’uomo, ricercando soluzioni di convivenza tra economia e biodiversità, sarà la naturalista di Ravascletto Tania Blarasin, che presiede la Pro loco della Valcalda e organizza gli annuali incontri di carattere naturalistico.

«Il clima è fatto di un susseguirsi di piccoli e grandi eventi meteorologici», anticipa il relatore, che da alcuni anni sale a Ravascletto, ogni estate, per animare interessanti confronti sulle principali emergenze ecologiche (dall’invasione dei cinghiali al ritorno del lupo, dalle scorribande degli orsi alla convivenza con le vipere, dalla cura degli orti “secondo natura” alla protezione degli anfibi e delle preziose zone umide.).

«Certo, il tempo che fa ogni giorno non è il clima – precisa il naturalista triestino –, ma lo costruisce passo passo. Ed è proprio la velocità e l’intensità di questi passi che sta cambiando. Un cambiamento che a leggerlo ci sembra minimo: “2 gradi in più”, “200 millimetri di pioggia in meno”… Ma se per chi vive in città 2 gradi o 200 millimetri possono sembrare pochi: per un ecosistema naturale possono fare la differenza tra avere un bosco od una steppa. Se far crescere viti o mirtilli».

I cambiamenti climatici, come hanno dimostrato le calamità naturali dell’autunno scorso e come richiedono con determinazione i giovani attivisti dei “Fridays for future”, non possono e non debbono essere sottovalutati da nessuno.

«Soprattutto in montagna, dove la quota rende già il clima più difficile, estremo e variabile – verrà a richiamare Nicola Bressi, a Ravascletto – il mutamento del clima può dare gli effetti più radicali. Effetti che già ora sono palesi su piante e animali della Carnia e di tutto il Friuli».

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