Il muro a secco Patrimonio dell’Umanità Unesco, soddisfazione a Montenars e Artegna

Mercoledì l’Unesco ha inserito la pratica rurale del muro a secco nella lista dei beni immateriali dichiarati Patrimonio dell’Umanità.

«L’arte del dry stone walling riguarda tutte le conoscenze collegate alla costruzione di strutture di pietra erette senza fare uso di altri elementi», spiega l’Unesco nella motivazione del riconoscimento. «I muretti a secco sono sempre realizzati in perfetta armonia con l’ambiente, la tecnica che sta alla base di queste opere esemplifica una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura. (…) La pratica viene trasmessa principalmente attraverso applicazioni e metodi costruttivi che si adattano alle particolari condizioni del luogo».

I muri a secco svolgono un ruolo vitale, garantendo benefici a lungo termine: nella prevenzione dell’erosione, nel controllo degli eventi alluvionali, nella protezione degli ecosistemi e nell’arricchimento dell’agro-biodiversità. Eppure questa antica pratica rischia di scomparire per la mancanza di manodopera specializzata. Per questo sono nate diverse scuole in Italia che cercano di trasmettere le capacità tecniche e compositive proprie di un mestiere che è anche arte.

Una di queste scuole da quattro anni trova sede sul territorio dei Comuni di Artegna e Montenars grazie all’Ecomuseo delle acque, che si muove col sostegno della Sezione Italiana dell’Alleanza Mondiale per i Paesaggi Terrazzati, la disponibilità di bravi artigiani locali e la collaborazione delle amministrazioni comunali. Come dire: quando ci si trova a favore di vento… (non per caso ma per convinzione).