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Gemona, Comitati di nuovo in piazza in occasione del Tallero

Venerdì 6 gennaio dalle 10 i Comitati gemonesi a difesa dell’Ospedale San Michele saranno in via Bini con i loro striscioni a manifestare nuovamente contro una politica sanitaria “che penalizza ingiustamente il Gemonese” e invitano i cittadini ad unirsi a loro.

Con loro sarà presente anche un presidio della Associazione per i diritti del malato. “Basta continue promesse di riaperture, di la’ da venire nel 2023 e di milionate per il nostro Ospedale – dicono in una nota -, è tempo di fatti concreti, promessi a suo tempo e ancora non mantenuti. Il PPI è ancora chiuso dal 20 ottobre 2020 e sembra che l’ASUFC stia pensando un ” progetto “, assieme a un Ente del Terzo Settore, per poterlo riaprire nel 2023. Noi chiediamo invece che a Gemona vengano riportati i professionisti che vi operavano fino alla sua chiusura, perchè questo territorio non può essere considerato di serie B o peggio. Per questo chiediamo precise risposte dalla politica regionale e locale, finora silenti, per riavere quel minimo di funzioni e servizi che servono principalmente alla nostra gente, come prevede il Decreto Balduzzi”.

Intanto, continua la nota, “venga risolto una volta per tutte l’annoso problema delle infiltrazioni d’acqua dal tetto, vengano tenuti puliti i parcheggi, in particolare quelli degli ambulatori e il sentiero riabilitativo, non solo nel suo percorso ma anche sotto gli alberi, eliminando i rovi e le ramaglie. Non siamo certo contrari al previsto reparto riabilitativo, collegato al Gervasutta, ma pensiamo che non basti effettuare le opere murarie, visto che per gestirlo serviranno ben 50 persone, di cui 8 medici specialisti, una trentina fra infermieri e oss, oltre a fisioterapisti e altro personale specializzato. Dove li troveranno? Lo stesso dicasi per l’Ospedale di Comunità, nuova edizione della attuale RSA, finanziato dal PNRR solo per la struttura e non per il personale, che abbisognerà di personale medico e infermieristico aggiuntivo, ora introvabile. Stesso discorso per la Casa della Comunità, riedizione degli attuali, falliti CAP, che sono serviti a dare solo gli ambulatori ai Medici di famiglia. Ulteriore doppione sarà la prevista Centrale Operativa Territoriale, tutta da creare in termini di struttura e personale. Perchè invece non potenziare il Distretto che già oggi, seppur tra mille difficoltà, soprattutto di personale, cerca di dare risposte agli utenti a livello territoriale?”, conclude Claudio Polano, a nome dei Comitati.