Elena D’Orlando nel Comitato nazionale per la valutazione della Pubblica amministrazione

La direttrice del dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Udine, la tolmezzina Elena D’Orlando, è stata designata come membro del Comitato scientifico nazionale per la valutazione dell’impatto delle riforme in materia di capitale umano pubblico. L’organismo è stato istituito con decreto del Ministero della Pubblica amministrazione. Il Comitato è stato richiesto dalla Commissione europea per monitorare annualmente lo stato di attuazione delle riforme della pubblica amministrazione previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), con particolare riguardo ai traguardi e agli obiettivi stabiliti. Organo terzo, imparziale e di alta levatura scientifica, il Comitato ha concluso il primo anno di attività, sui cinque previsti, redigendo un articolato rapporto. 

«Gli studi giuridici nel nostro Ateneo – sottolinea il rettore, Roberto Pinton –, rappresentati significativamente dal dipartimento di Scienze giuridiche, hanno raggiunto un livello di assoluto rilievo in diversi campi specialistici, dando vita a una qualità della didattica e della ricerca che si riflette anche nei ruoli di responsabilità scientifiche ai quali vengono chiamati sempre più spesso i nostri docenti».

Nel rapporto il Comitato ha valutato i dati empirici e normativi di partenza, i traguardi previsti dal Pnrr e le misure adottate, formulando un giudizio complessivamente positivo. In particolare, ha evidenziato una buona rispondenza delle misure legislative adottate per orientare la pianificazione delle risorse umane e la valorizzazione delle relative competenze rispetto agli obiettivi del Pnrr. Ha evidenziato il carattere innovativo dell’approccio riformatore, nel metodo e nel merito, rinviando il giudizio sulla sua concreta attuazione al 2023, termine ultimo previsto dal Piano. Ha infine formulato alcune raccomandazioni al Dipartimento della Funzione pubblica, concernenti l’adozione di strumenti che consentano una effettiva ed efficace valutazione delle politiche pubbliche inerenti al processo riformatore.

«La riforma della pubblica amministrazione è, insieme a quella della giustizia, una riforma trasversale del Pnrr – spiega la professoressa D’Orlando – e uno dei suoi pilastri portanti. Si tratta cioè di una riforma volta a innovare in modo strutturale l’ordinamento e d’interesse comune a tutte le missioni del piano, in quanto strumentale alla loro proficua realizzazione. La Commissione europea ha più volte sottolineato che la debole capacità amministrativa del settore pubblico italiano ha rappresentato un ostacolo al miglioramento della qualità dei servizi e agli investimenti pubblici negli ultimi anni». 

La Commissione europea ha più volte sottolineato che la debole capacità amministrativa del settore pubblico italiano ha rappresentato un ostacolo al miglioramento della qualità dei servizi e agli investimenti pubblici negli ultimi anni. 

«Tale debolezza – evidenzia D’Orlando – condiziona in modo negativo anche lo sviluppo imprenditoriale e gli investimenti privati. Il Pnrr affronta questa criticità e promuove un’ambiziosa agenda di riforme per la pubblica amministrazione, con l’obiettivo di aumentarne permanentemente l’efficienza e l’efficacia, la capacità di decidere e di progettare, ma anche di servire allo sviluppo generale del sistema economico. Sulla base di queste premesse, riforma della pubblica amministrazione significa innanzitutto riforma del suo capitale umano – sottolinea ancora la direttrice del dipartimento di Scienze giuridiche –, che il Pnrr appoggia su due assi principali: l’accesso, con l’obiettivo di snellire e rendere più efficaci e mirate le procedure di selezione e favorire il ricambio generazionale; le competenze, per allineare conoscenze e capacità organizzative alle nuove esigenze del mondo del lavoro e di una amministrazione al passo con i tempi. 

«La prima fase di attuazione del Piano, avvenuta a livello di normativa primaria, è stata coerente e adeguata a tali obiettivi. Ora – conclude Elena D’Orlando – si profila un’ulteriore sfida: dare attuazione alla nuova normativa entro il 2023, calandola in quella rete articolata, composita e multilivello che è la pubblica amministrazione italiana, dando così concretezza al nuovo paradigma di pianificazione».