Confindustria Udine rivede al rialzo il PIL 2026, ma pesa l’incognita energia
L’economia del Friuli Venezia Giulia chiuderà il 2026 con una crescita del Prodotto Interno Lordo dello 0,8%, registrando un incremento di 0,3 punti percentuali rispetto alle stime dello scorso luglio. La revisione al rialzo emerge dall’ultimo report dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine basato sulle elaborazioni Prometeia. Le prospettive per il 2027 delineano tuttavia un rallentamento, con il PIL regionale atteso in aumento del solo 0,6%.
La performance del 2026 è stata sostenuta dalla spinta del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dagli investimenti privati agevolati dalle misure Transizione 5.0 e Iperammortamento. A contenere gli shock sui mercati è stato un trasferimento solo parziale dei rincari energetici sui prezzi al consumo, unito alla frenata della domanda di petrolio in mercati asiatici come Cina e Giappone. Nonostante questa tenuta, il quadro resta caratterizzato da un’evidente fragilità strutturale, legata all’esaurimento dei fondi PNRR e alle incertezze geopolitiche.
A pesare sull’economia regionale è l’andamento delle materie prime energetiche. A ottobre le quotazioni del greggio hanno raggiunto i 105 dollari al barile, mentre il gas è salito a 86 euro al megawattora, complici i timori per la stabilità dei flussi nello Stretto di Hormuz e la necessità di riempire le riserve europee prima della stagione invernale, attualmente inferiori del 10% rispetto alla media. Le pressioni energetiche hanno spinto l’inflazione al 4,2% a settembre, intaccando il potere d’acquisto delle famiglie e facendo impennare del 26% i prezzi della benzina rispetto all’inizio dell’anno. Per le imprese manifatturiere il differenziale sul prezzo dell’elettricità si attesta al 35% in più rispetto ai concorrenti tedeschi, con un peso dei costi energetici cresciuto del 34,5% negli ultimi sei anni. A ciò si aggiunge la stretta creditizia avviata dalla BCE, che rischia di contrarre ulteriormente i finanziamenti per investimenti e consumi.
Sul fronte interno, i consumi delle famiglie segnano un incremento dell’1,3% nel 2026 (destinato a scendere allo 0,5% nel 2027), mentre gli investimenti fissi lordi crescono del 2,4%, trainati dal settore dell’edilizia, prima della frenata prevista per l’anno venturo (+0,4%). Flette l’export regionale, che chiuderà il 2026 con un calo del 3,7%, condizionato principalmente dalle fluttuazioni temporali nelle consegne della cantieristica navale, per poi riprendersi con un +4,4% nel 2027. Nel comparto industriale si stima una contrazione del valore aggiunto dello 0,7%, a fronte della tenuta dei servizi (+1%) e delle costruzioni (+2,4%).
Gli indicatori occupazionali mostrano un trend favorevole: le unità di lavoro aumentano del 2,4% nel 2026, con un tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni in crescita al 71,9% (fino al 72,4% stimato per il 2027) e la disoccupazione in calo al 4,2%.
“Lo scenario di ottobre restituisce un quadro di moderato miglioramento per il 2026, ma anche di rallentamento per il 2027 – osserva Luigino Pozzo, presidente di Confindustria Udine –. I rischi al ribasso restano significativi: il protrarsi delle tensioni energetiche, il differenziale sul costo dell’elettricità e l’irrigidimento delle condizioni finanziarie possono comprimere i margini aziendali. In questo contesto, la capacità delle imprese di proseguire nei percorsi di innovazione ed efficientamento sarà determinante. Le nostre aziende dimostrano una straordinaria tenacia, ma restano ineludibili e urgenti interventi strutturali di politica industriale a livello europeo per sostenere la competitività della manifattura”.
(nella foto Luigino Pozzo)
