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Ciclismo, esce l’autobiografia di De Marchi: il “Rosso di Buja” si racconta senza sconti

Il ciclismo come atto di ribellione alla massa, la fuga come stile di vita e il Friuli come radice inscalfibile. Lunedì 27 aprile arriva in libreria “Il Numero Rosso”, l’autobiografia di Alessandro De Marchi, scritta a quattro mani con Filippo Cauz e pubblicata da Mulatero Editore nella collana Pagine Alvento.

Il “Rosso di Buja”, che ha chiuso la sua lunga avventura nel professionismo alla fine del 2025, sceglie di raccontarsi senza filtri. Il titolo del libro evoca quel dorsale rosso che, al Tour de France, premia il corridore più combattivo della giornata: un simbolo che per De Marchi è diventato un’identità. Dalle strade della sua infanzia in Friuli fino alla maglia rosa indossata nel 2021, il racconto non è la solita cronaca di successi, ma un’analisi schietta e umana di cosa significhi stare “fuori dal gruppo”.

«Ci sono persone per le quali confondersi nel gruppo non è un’opzione», scrive il giornalista RAI Stefano Rizzato nella postfazione, e il libro conferma questa natura. De Marchi non risparmia critiche al ciclismo contemporaneo, analizzando dall’interno le dinamiche economiche e agonistiche di un mondo che corre sempre più veloce, spesso a scapito dell’umanità.

Attraverso 224 pagine, l’ex corridore friulano — classe 1986, sette vittorie in carriera e la maglia rosa indossata al Giro d’Italia — ripercorre le amicizie, gli affetti e le fatiche, offrendo un ritratto sincero di un atleta che non è stato un “cannibale” di trofei, ma che ha saputo conquistare il rispetto profondo di tifosi e colleghi grazie a un’onestà intellettuale merce rara nello sport d’élite.