Casa Gortani riapre a Tolmezzo: gli antichi mestieri della Carnia tornano a vivere tra tradizione e innovazione
Una casa che custodisce la memoria della Carnia si trasforma in un laboratorio per costruire il futuro dei suoi antichi mestieri. Dopo un importante intervento di restauro, Casa Gortani riapre le porte al pubblico, diventando un centro culturale e creativo dedicato alla valorizzazione delle tradizioni artigianali del territorio. L’inaugurazione si è svolta sabato 17 ottobre nella storica dimora di Michele Gortani e della moglie Maria Gentile Mencucci, in via Renato Del Din 6 a Tolmezzo.
Non soltanto un luogo da visitare, dunque, ma uno spazio dove imparare, sperimentare e riscoprire abilità manuali tramandate per generazioni. È questo lo spirito di «Tramandare il futuro», il progetto promosso dalla Fondazione Museo Carnico delle Arti Popolari Michele Gortani, che punta a trasformare il patrimonio culturale della Carnia in un’opportunità concreta di formazione, lavoro e sviluppo.
La dimora, sottoposta a tutela per il suo valore storico e architettonico, è stata oggetto di un accurato recupero conservativo che ne ha preservato l’identità, adeguando gli ambienti alle nuove funzioni. Accanto agli spazi espositivi trovano posto laboratori, attività formative e una bottega dove conoscere e acquistare prodotti artigianali realizzati secondo tradizione. La casa conserva inoltre la Biblioteca della Carnia, con il prezioso archivio di Michele Gortani, mantenendo vivo il legame con la volontà dei coniugi di lasciare alle generazioni future un patrimonio di conoscenze.
Il cuore dell’iniziativa è rappresentato dalla formazione. Casa Gortani ospiterà stabilmente corsi dedicati agli antichi mestieri carnici, a cominciare dalla realizzazione degli scarpéts, le tradizionali calzature in tessuto, e dalla tessitura su telaio a mano. Un’offerta destinata ad ampliarsi progressivamente, anche attraverso collaborazioni con il Politecnico di Torino e il suo Dipartimento di Architettura e Design.
Le attività sono partite già nella giornata inaugurale. Al primo piano, nella sala Scarpetti, ha preso posto una classe composta da 20 aspiranti artigiane, impegnate in un percorso di 60 ore sotto la guida di Elisa Mainardis, artigiana autorizzata all’utilizzo del marchio Scarpetti. L’obiettivo è apprendere tutte le fasi di realizzazione delle calzature, dalla preparazione della soletta alle rifiniture, fino al confezionamento di un paio completo. Nel pomeriggio ha preso il via anche il corso di tessitura.
Proprio gli scarpéts sono i protagonisti del nuovo centro culturale. Queste calzature, conosciute oggi anche a livello internazionale con il nome di «friulane», raccontano una tradizione profondamente radicata nella vita quotidiana delle famiglie carniche. Nate anche dall’esigenza di recuperare tessuti e materiali domestici, venivano confezionate interamente a mano, utilizzando ritagli di stoffa sovrapposti e cuciti attraverso una particolare tecnica di trapuntatura.
Una ricerca storica promossa dal Museo Carnico ne documenta la presenza già nel 1826, in un atto dotale a Sostasio, nel territorio di Prato Carnico. Nel tempo gli scarpéts hanno assunto caratteristiche differenti a seconda delle località, dei materiali e delle decorazioni, dai ricami con stelle alpine tipici di Paularo alle genziane di Forni di Sopra.
Per realizzare un paio di scarpéts secondo la tradizione occorrono almeno 40 ore di lavoro. Un impegno che testimonia il valore di una manualità oggi sempre più rara e che la Fondazione intende tutelare attraverso il marchio di certificazione Scarpetti, registrato per garantire provenienza e autenticità della lavorazione. Le calzature certificate devono essere prodotte esclusivamente in Friuli Venezia Giulia, utilizzando fibre naturali e rispettando tecniche artigianali che prevedono una lavorazione pressoché interamente manuale.
Attualmente sono 14 le artigiane autorizzate a utilizzare il marchio, protagoniste di un percorso che unisce conservazione della tradizione e nuove opportunità economiche. A loro è dedicata anche la bottega allestita al piano terra di Casa Gortani, dove i visitatori potranno acquistare oppure ordinare scarpéts personalizzati, scegliendo tessuti, colori, ricami e decorazioni. In alcune giornate sarà inoltre possibile osservare direttamente le artigiane al lavoro.
Il percorso espositivo propone fotografie di Massimo Gardone dedicate ai gesti e alle tecniche degli antichi mestieri, affiancate da oggetti delle collezioni museali e da esempi di tessitura ispirati ai taccuini storici dei tessitori carnici. Spazio anche al dialogo con il design contemporaneo, attraverso i prototipi realizzati dai designer internazionali finalisti di ITS Contest 2024.
Il progetto è sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia attraverso il bando dedicato ai Contenitori Culturali Creativi e coinvolge, accanto alla Fondazione, Carnia Industrial Park, PrimaCassa Credito Cooperativo FVG, Camera di Commercio di Pordenone e Udine, Comunità di Montagna della Carnia e Cooperativa Davide di Tolmezzo.
«Restituire a tutti la casa di Michele e Maria Gortani significa dare seguito alla loro volontà di custodire e trasmettere la cultura della Carnia», sottolinea Aurelia Bubisutti, presidente della Fondazione Museo Carnico delle Arti Popolari Michele Gortani. «Un attento restauro conservativo ci permette adesso di restituire al pubblico questo scrigno di bellezza artigiana e di farne un luogo in cui i saperi prendono vita, attraverso il lavoro e l’insegnamento. L’eccellenza del progetto sta proprio qui: riconoscere il valore di un’arte che rende unico ogni oggetto e creare le condizioni perché altre mani possano apprenderla e farne un mestiere. È un impegno che ci assumiamo verso la storia di questa terra e verso chi ne scriverà il futuro».
Casa Gortani sarà aperta il martedì, mercoledì e giovedì dalle 10 alle 12.30, il venerdì dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 19, il sabato dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 15 alle 19. Informazioni sul sito casagortani.museocarnico.it.
