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Calo demografico, salari, crisi: si complicano gli scenari del lavoro in Fvg

Un mercato del lavoro che invecchia, perde potere d’acquisto e si trova a fare i conti con la denatalità, l’emigrazione giovanile e i primi segnali di difficoltà nel settore manifatturiero. È il quadro emerso dal report sull’occupazione in Friuli Venezia Giulia, presentato a Udine da Michele Piga, segretario generale della Cgil Fvg, e dall’economista dell’Ires Alessandro Russo, curatore dell’indagine.

Se l’occupazione complessiva ha registrato una tenuta nel 2025, attestandosi a una media di 527.600 occupati (stabile rispetto al 2024 ma con circa 20 mila unità in più rispetto al periodo pre-Covid), le preoccupazioni principali riguardano le dinamiche demografiche e reddituali. A queste si aggiungono le prime avvisaglie di crisi nel comparto manifatturiero, condizionato dalla vertenza Electrolux, dall’impasse su StarTech e da rallentamenti nei settori dell’edilizia, del legno e della meccanica.

Sul fronte demografico, il report evidenzia un forte invecchiamento della forza lavoro. Nel 2025 gli under 30 rappresentavano appena il 6,7% degli occupati, a fronte di una componente over 50 che ha superato il 43% ed è cresciuta di 6.900 unità. Secondo le proiezioni dell’Ires, nei prossimi venticinque anni la popolazione in età lavorativa tra i 15 e i 64 anni potrebbe ridursi di quasi 120 mila residenti, un fenomeno che i flussi migratori attuali non appaiono in grado di compensare e che rischia di aumentare le difficoltà di reperimento del personale.

L’indagine evidenzia inoltre un calo del 2,1% delle assunzioni nel settore privato nei primi nove mesi del 2025, con una contrazione che ha interessato i contratti a tempo indeterminato (-4%), quelli a termine (-3,6%) e l’apprendistato (-10,3%). Sul piano contrattuale, a fronte di una flessione del lavoro interinale classico, si registra la crescita dello staff leasing (5.200 addetti) e del lavoro intermittente, che sfiora i 20 mila lavoratori concentrati prevalentemente tra gli under 30 nei comparti di ristorazione, commercio e turismo.

Il report lancia l’allarme anche sul potere d’acquisto, diminuito in termini reali del 5,8% tra il 2019 e il 2024 a causa della spinta inflazionistica del biennio 2022-23 e della diffusione di contratti precari. Le retribuzioni lorde medie nel settore privato mostrano forti asimmetrie: si passa dagli 11.300 euro annui della ristorazione ai 33.000 euro dell’industria. Permangono inoltre divari legati al genere, con le donne che percepiscono in media un terzo in meno rispetto agli uomini.

La tendenza all’invecchiamento risulta particolarmente marcata nella pubblica amministrazione regionale, dove su quasi 90 mila dipendenti il 49% ha superato i cinquant’anni, mentre gli under 30 sono fermi al 6,7%. Nel pubblico impiego, dove la componente femminile rappresenta il 60% del totale, il divario salariale a sfavore delle donne si attesta al 24%, a fronte di una retribuzione media complessiva di 36.100 euro. Le assunzioni nel comparto pubblico hanno mostrato una crescita trainata da sanità e scuola, settore quest’ultimo dove il lavoro a termine copre oltre il 30% del personale.