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Anche il ghiacciaio del Montasio cede al caldo: «Ora la sua resistenza vacilla»

Sulle Alpi italiane la crisi climatica non risparmia nessun ghiacciaio. Anche quello più resiliente dell’arco alpino, il ghiacciaio occidentale del Montasio situato nel cuore delle Alpi Giulie, oggi appare in sofferenza. Anche se negli ultimi vent’anni ha perso in tutto 2-3 metri di spessore contro 2 metri all’anno degli altri ghiacciai alpini, nel 2026 la sua “resistenza” comincia a vacillare.

A fare un punto è Carovana dei ghiacciai di Legambiente che insieme agli esperti dell’Università di Udine e al Corpo Forestale Friuli Venezia Giulia, nel grande week-end di caldo estremo è salita in quota per osservare quel che resta dell’unico ghiacciaio del Friuli Venezia Giulia, il più basso dell’arco alpino posto a una quota media di 1900 m slm. Esteso per sette ettari e monitorato da diversi anni, risente sempre più delle alte temperature e soprattutto della scarsità di neve. A maggio, stando ai dati del bilancio invernale eseguiti dall’Università di Udine, sono stati misurati sul ghiacciaio fino a un massimo di 20 metri di neve, dieci metri in meno rispetto alle annate migliori che si attestano intorno ai 30-40 metri. La quantità di neve misurata con il bilancio invernale 2025-26 si colloca a metà strada tra quelle delle annate 2022 e quella del 2023, entrambe molto negative per tutti ghiacciai dell’arco alpino. Preoccupa anche il caldo anomalo registrato in questi mesi estivi. Ieri, ad esempio, la minima è stata di 14C° e la massima 22°C.

In quota Carovana dei ghiacciai ha anche trovato anche un ghiacciaio molto cambiato rispetto a quattro anni fa insieme al paesaggio circostante. Se nel 2022 appariva integro e maggiormente voluminoso, oggi si presenta appiattito e in parte annerito, ha perso parte della sua copertura detritica nella parte alta, ed è segnato da crolli di rocce. Emblema della sua sofferenza la grande cavità posta nel settore superiore del ghiacciaio e ieri in parte crollata mentre Carovana dei ghiacciai la stava osservando. A cambiare è anche il paesaggio intorno al ghiacciaio, aumenta la presenza di licheni e altre specie pioniere guadagnano spazio, mentre più giù la vegetazione risale in quota con aceri, abeti rossi e betulle. Un segnale di quanto sia importante “Governare le Alpi che cambiano” a partire dai ghiacciai più piccoli che sono l’emblema di quello che accadrà a quelli più grandi. Non va dimenticato che il Montasio si trova in una posizione privilegiata: è esposto a nord, è protetto dalle pareti dello Jôf di Montasio che lo ombreggiano e, con la loro conformazione ad imbuto lo alimentano con valanghe di neve, in più la copertura detritica presente lo protegge dai raggi del sole. Eppure, ciò non basta.

Saluto al ghiacciaio e flash mob: La quarta tappa in Friuli Venezia Giulia di Carovana dei ghiacciai – campagna internazionale di Legambiente che osserva i ghiacciai alpini in collaborazione con CIPRA ITALIA e la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, partner principale [ comfort zone ] e partner sostenitore FRoSTA Italia – è stata accompagnata dal saluto al ghiacciaio che ha visto la partecipazione del fisarmonicista Paolo Forte e poi dal flash mob organizzato ai piedi dello Jôf di Montasio. Qui è stato srotolato dal team di Carovana dei ghiacciai lo striscione “Non è caldo, è crisi climatica” per lanciare un monito e un appello. La crisi climatica non risparmia nessun ghiacciaio, e il Montasio ne è una prova. Per questo Carovana dei ghiacciai torna a ribadire l’urgenza di affrontare con politiche di mitigazione e adattamento la crisi climatica, senza dimenticare che il paesaggio sta cambiando come ben raccontano le Alpi Giulie e il ghiacciaio del Montasio.

“Dopo quattro anni dall’ultima volta – dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia – siamo tornati sul ghiacciaio occidentale del Montasio, e lo abbiamo trovato completamente cambiato insieme al paesaggio circostante. In più il grande caldo di questa estate, che abbiamo toccato con mano salendo in quota, ha anche fatto sì che in diverse malghe non ci fosse più fieno e nemmeno acqua, mentre la vegetazione sta risalendo piano piano in quota rincorrendo il ghiacciaio. Di fronte a una montagna che cambia così rapidamente, dobbiamo imparare a governare e tutelare questi nuovi ecosistemi, preziosi anche per i servizi ecosistemici che possono offrire: dalla regolazione e disponibilità dell’acqua alla protezione del suolo, dalla biodiversità alla capacità di adattamento dei territori alpini. Proteggere questi nuovi paesaggi significa proteggere anche le funzioni essenziali che la montagna svolge per le comunità che la abitano, dentro e fuori le Alpi”.

“Anche il ghiacciaio occidentale del Montasio – dichiara Federico Cazorzi, Fondazione Glaciologica Italiana e Università di Udine – ha ben visibili i segni del cambiamento climatico. Il suo stato di salute ad oggi non è certamente felice. Nonostante negli ultimi anni abbia dimostrato di essere più resistente rispetto ai grandi ghiacciai alpini alla fusione dovuta al cambiamento climatico, quest’anno una combinazione sfortunata di scarse precipitazioni invernali e accentuate e prolungate temperature estive, fa sì che ci sono oggi gravi compromissioni strutturali del ghiacciaio. C’è una grotta scavata nella parte alte del ghiacciaio dalla pioggia, non c’è quasi più traccia di neve e siamo solo a fine agosto. Di fronte a noi c’è ancora la stagione di settembre e ottobre per cui proseguirà la fusione”.

Il bilancio sullo stato di salute del ghiacciaio del Montasio è stato presentato oggi in conferenza stampa Udine dal team da Carovana dei Ghiacciai che dal 27 al 29 agosto ha fatto tappa in Friuli Venezia Giulia sulle Alpi Giulie. Alla conferenza stampa sono intervenuti: Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente CIPRA ITALIA, Federico Cazorzi, Fondazione Glaciologica Italiana e Università di Udine, Michele Greco, direttore Legambiente Friuli Venezia Giulia. Inoltre, nel corso della mattinata è stato proiettato il video di tappa.
Prossime tappe Carovana dei ghiacciai 2026: Dopo le prime quattro tappe in Francia, Valle D’Aosta, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, Carovana dei ghiacciai 2026 per la sua ultima tappa arriverà in Piemonte dal 31 agosto al 3 settembre sul ghiacciaio di Coolidge – Monviso.

Per la tappa in Friuli Venezia Giulia si ringrazia il comune di Malborghetto Valbruna, la Comunità di Montagna Canal del Ferro e Val Canale, il Corpo Forestale Friuli Venezia Giulia, Paolo Forte per il saluto al ghiacciaio e per la musica