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Agroalimentare, connettività, energia e scuola: le proposte della Carnia per il Recovery Fund

Un importante documento è stato elaborato dall’UTI della Carnia e inviato all’UNCEM (Unione Nazionale Comunità Montane), per essere discusso ai tavoli che identificheranno gli interventi finanziabili con il Recovery Fund.

L’occasione rappresentata dallo strumento europeo per la ripresa economica andava utilizzata al meglio, con una visione di sviluppo di area vasta. Questa consapevolezza ha mosso il lavoro di raccordo con tutti i comuni dell’Unione che ha portato a identificare tre ambiti di intervento strategici e trasversali a tutta l’area montana: l’agroalimentare, la scuola e l’autonomia energetica.

Una scheda progettuale prevede infatti la creazione del brand “Carnia”, ossia lo sviluppo di un marchio territoriale che coinvolga l’intera filiera agroalimentare del territorio, con i caseifici di valle come capofila. L’obiettivo è quello di potenziare il settore creando nuova occupazione, avviando un serio piano di marketing e digitalizzazione delle aziende per sostenere la competitività e ampliare il mercato, formando figure professionali qualificate e attuando azioni di recupero del capitale naturale degradato, con riflessi anche sulla manutenzione del territorio.

Sul fronte scolastico la situazione emersa anche in corso di emergenza sanitaria è quella di una grave disparità tra chi vive nei piccoli centri montani e chi in pianura, rispetto all’accesso all’istruzione: scarsa digitalizzazione e tempi lunghi di spostamento per raggiungere le scuole hanno aumentato la dispersione scolastica e il divario nel livello di preparazione. L’intento è quindi quello di realizzare una scuola attrezzata dal punto di vista della digitalizzazione e capace di valorizzare le risorse del territorio, attraverso una proposta formativa attenta al potenziale locale e collegata alle aziende e al tessuto socioculturale. Un modello di scuola integrata al territorio in cui si trova, con maggiori tecnologie e personale, per formare competenze che possano inserirsi nel mondo del lavoro senza essere costrette ad andare altrove è la proposta.

Si progetta infine la creazione di una Comunità Energetica della Carnia, attraverso il raggiungimento di un’autonomia energetica sul territorio con investimenti sulle energie rinnovabili, sulle infrastrutture e sulle realtà già operative. L’effetto per il cittadino sarebbe innanzitutto quello di vedere ridotto al minimo l’impatto dovuto alle oscillazioni dei prezzi dell’energia, una voce di costo che incide notevolmente sui bilanci di chi vive in montagna. Le comunità energetiche sono strumenti previsti dall’Unione Europea dal 2018 e saranno gradualmente inseriti nelle normative nazionali, portando anche occupazione qualificata.

A queste tre linee progettuali si aggiunge la necessità, evidenziata con forza, di dare reale connettività al territorio montano della Regione, presupposto imprescindibile per la realizzazione di qualsiasi politica di sviluppo.

Soddisfazione è espressa dal presidente Brollo per le proposte presentate: “Un progetto di sviluppo per la Carnia deve avere necessariamente una prospettiva territoriale di area vasta e identificare filiere strategiche e strumenti di attuazione. L’Ente sovracomunale ha potuto basare il suo lavoro di analisi sulla grande quantità di dati raccolti negli anni, informazioni preziose per evidenziare i punti di forza, su cui investire con decisione, e proporre interventi adatti al nostro territorio e alle nostre genti.  E’ significativo che queste proposte siano state approvate da tutti gli amministratori dell’area, al di là dell’appartenenza politica, secondo uno spirito di coesione che dà il senso al lavoro dell’Unione della Carnia, ente che da gennaio rappresenterà il territorio sotto il nome di Comunità di montagna della Carnia.”