A Tualis il nuovo libro di don Pierluigi Di Piazza, un invito a costruire un mondo più umano
Un invito a non arrendersi all’indifferenza, al fatalismo e all’individualismo, continuando a credere nella possibilità di costruire un mondo più giusto, solidale e umano. È il messaggio al centro del nuovo libro di don Pierluigi Di Piazza, “Le ragioni della speranza. Per un mondo più umano”, pubblicato da Alba Edizioni nel maggio 2026.
Il volume sarà presentato domenica 16 agosto alle 17 nella chiesa parrocchiale di Tualis di Comeglians, nell’ambito della rassegna culturale organizzata da Vicino/Lontano Mont. All’incontro interverranno Loris De Filippi, Marinella Chirico e Vito Di Piazza, medico e fratello di Pierluigi.
Il libro raccoglie riflessioni capaci di interrogare credenti e non credenti sulle scelte e sui comportamenti della vita quotidiana. Al centro ci sono la giustizia, i diritti, la solidarietà, la compassione e l’accoglienza, indicate come strade concrete per contrastare l’indifferenza e contribuire al bene comune.
Nella prefazione, Vito Di Piazza sottolinea come il volume solleciti ogni persona ad alimentare la speranza in una società migliore, lasciandosi coinvolgere direttamente nelle vicende di chi soffre e di chi si trova in una condizione di fragilità.
Una delle riflessioni affrontate nella prima parte del libro riguarda il brano evangelico del Giudizio finale. Il messaggio proposto non è rivolto soltanto a chi crede: tutti sono chiamati a offrire un contributo concreto per sostenere le persone più fragili, chi soffre e chi non dispone neppure delle risorse essenziali per vivere. La fede può rappresentare uno stimolo ulteriore, ma la responsabilità verso gli altri riguarda l’intera umanità.
Un ruolo centrale è riservato anche alle Beatitudini, definite una sorta di “carta costituzionale dell’umanità”. In particolare, alla luce dell’attuale momento storico, il libro richiama gli appelli a essere costruttori di pace, miti e misericordiosi.
La mitezza viene presentata come una scelta di civiltà, fondata sulla gentilezza, sul rispetto e sulla capacità di ascoltare, in contrapposizione a una società spesso segnata dall’aggressività e dall’odio. La misericordia invita invece a prendersi cura degli ultimi, dei perseguitati e di tutte le persone che soffrono, facendosi carico dei loro problemi.
Nella sezione dedicata a “Etica e società” trovano spazio numerose questioni di stretta attualità: il tema della sicurezza, il suicidio soprattutto tra i giovani, la necessità di adottare uno stile di vita più sobrio, la critica a una società concentrata sull’avere e l’importanza del volontariato.
L’ultima parte del volume è dedicata a una speranza che si alimenta attraverso la memoria. Senza di essa, osserva Vito Di Piazza, prevalgono l’arrendevolezza, il conformismo e l’individualismo. Sperare significa invece rendersi disponibili a offrire il proprio contributo al miglioramento e all’umanizzazione della storia.
Alla presentazione di Tualis parteciperà Loris De Filippi, originario di Udine e impegnato da trent’anni nei principali contesti di crisi umanitaria. Già presidente di Medici Senza Frontiere, lavora attualmente come Health Specialist per Unicef. Nel corso della sua carriera ha operato, tra gli altri, in Congo, Haiti, Iraq, Siria, Repubblica Centrafricana, Bangladesh, Kenya, Etiopia, Sud Sudan e Gaza. Le sue testimonianze offriranno un collegamento diretto con alcuni dei temi affrontati nel libro.
Interverrà anche Marinella Chirico, giornalista professionista che ha lavorato per trent’anni nella sede Rai del Friuli Venezia Giulia, occupandosi di cronaca, società e spettacoli. Chirico ha inoltre curato il libro “Io credo. Dialogo tra un’atea e un prete”, nato dall’incontro e dal confronto tra Margherita Hack e Pierluigi Di Piazza.
A completare il programma sarà Vito Di Piazza, che accompagnerà il pubblico nella lettura delle ragioni profonde del volume e del messaggio lasciato dal fratello: non una speranza astratta, ma un impegno quotidiano fondato sulla responsabilità, sulla cura degli altri e sulla volontà di rendere più umane le comunità nelle quali viviamo.
