A Paluzza 73 anni dopo si ritorna a parlare dei cosacchi

Il convegno “Kosakenland 73 anni dopo”, in programma sabato 4 agosto dalle 10 nella sala convegni del Cesfam a Paluzza, trae la sua motivazione dagli interrogativi posti a conclusione del precedente Convegno Internazionale dedicato a “L’occupazione Cosacco-Caucasica della Carnia 1944 – 1945”, organizzato nel 1998 sempre dal Comune di Paluzza, con la collaborazione dell’Università Cattolica di Milano.

Fu avvertita allora la necessità di ulteriori e più approfondite ricerche, anche se non tanto relative ai tormentati giorni vissuti dalla Carnia – già efficacemente rappresentati dai “testimoni oculari “ presenti al Convegno ( citiamo, per tutti, la poetessa Novella Cantarutti e il maestro Emilio di Lena) – quanto al tragico destino dei Cosacchi dopo la disfatta: un destino con molte zone d’ombra, connotato più che da precise testimonianze e riscontri storici dai si dice , peraltro spesso condizionati dal momento politico.

Se del nemico invasore, alleato dei nazisti, verrà di nuovo ricordata la violenza e la crudeltà, della gente della Carnia verranno sempre più evidenziati il coraggio e la determinazione a non cedere, a non trasformare i propri paesi in “stanitze” cosacche, riuscendo a contenere giorno dopo giorno il nemico, fino a stemperarne il carattere, fino a pacificarlo; per poi rifuggire al momento della resa da facili vendette, ma rendendosi garante di quel suo ultimo disperato viaggio oltre il confine, del suo carico di vecchi, donne e bambini. E il giorno della partenza, la concelebrazione della Pasqua Ortodossa nel duomo di Paluzza consacrerà quella pietas cristiana, quel segno di grande civiltà di cui, soprattutto di questi tempi, la nostra gente dovrà andare fiera.

Il viatico, quello della preghiera comune fra il pope ortodosso e il parroco di Paluzza, per una diaspora che si rivelerà drammatica fin dall’inizio, con quei morti sotto la neve lungo la strada di Monte Croce Carnico, passaggio obbligato per raggiungere l’ Austria, i campi di concentramento appositamente predisposti dagli Inglesi per la consegna dei Cosacchi “traditori” ai Sovietici. Seguiranno la fuga disperata fra i boschi di Lienz, i suicidi nella Drava, le esecuzioni sul posto, le impiccagioni nella Piazza Rossa di Mosca, la deportazione in Siberia : un destino riservato non solo ai cosacchi “traditori” , ma anche ai Russi Bianchi colpevoli di essere riusciti a sopravvivere alla Rivoluzione d’Ottobre, all’Armata Rossa , come avremo modo di sentire dal Dr. Georg Kobro , sacerdote ortodosso e già docente all’Università di Mainz , figlio di aristocratici zaristi riusciti a sopravvivere e a metterlo al mondo in un campo profughi dal tragico nome di Dachau.

Quanti i sopravvissuti ? Pochi e sempre a caro prezzo. Come Tamara, la principessa cosacca che lo scrittore Claudio Calandra aveva “ospitato” in casa a Paluzza nei giorni della Kosakenland ( “Do Svidanija-I Girasoli di Boris”) . A raccontarne il calvario sarà la figlia Filomena, una “cosacca napoletana” che il destino metterà sulla strada dello scrittore carnico , a Mosca, settanta anni dopo. Una storia di sofferenza e di passione, quella di madre e figlia, raccontata come in un giallo da Calandra in “La strada del destino”, opera che verrà presentata da Mario Turello a conclusione del Convegno. “Una storia di grande suggestione, con il rimando mitico tra il nostro nord est ed il grande arcano oriente cosacco. Una vicenda personale sciolta in un racconto vero di fatti e di sentimenti.

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