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Forni Avoltri ricorda l’alluvione del 1966: sessant’anni fa la tragedia che costò la vita a sette uomini

Sessant’anni dopo la tragica alluvione che devastò l’Alta Val Degano, Forni Avoltri ha ricordato i sette uomini che persero la vita mentre erano impegnati a proteggere la propria comunità dalla furia delle acque. Alla cerimonia commemorativa, promossa dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Fulvio Sluga, ha partecipato anche l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli.

La tragedia risale al 3 e 4 novembre 1966, quando precipitazioni torrenziali, accompagnate da un brusco rialzo delle temperature e dal rapido scioglimento della neve in quota, provocarono la piena del torrente Degano e dei suoi affluenti. La violenza delle acque travolse ponti e strade, isolando Forni Avoltri e le sue frazioni e rendendo particolarmente difficoltoso l’arrivo dei soccorsi.

Il momento più drammatico si consumò nei pressi del Ponte di Sigilletto, dove il cedimento del terreno e delle strutture provocò la morte di sette uomini impegnati nelle operazioni di controllo e messa in sicurezza delle infrastrutture minacciate dalla piena. Tra le vittime figurava l’allora sindaco Riccardo Romanin, insieme a Raffaele Vidale, Gildo Romanin, Beppino Del Fabbro, Augusto Brunasso, Ezio Brunasso ed Emilio Romanin.

Una tragedia che segnò profondamente la comunità dell’Alta Val Degano, chiamata ad affrontare non soltanto il dolore per la perdita di sette concittadini, ma anche le pesanti conseguenze materiali dell’alluvione. La ricostruzione richiese uno straordinario impegno collettivo, sostenuto dalla solidarietà degli abitanti e dagli aiuti giunti dall’esterno. Una vicenda che, nonostante la sua gravità, all’epoca non ricevette la stessa attenzione nazionale riservata ad altre località colpite dall’ondata di maltempo del novembre 1966.

Particolare rilievo, nell’ambito delle iniziative organizzate per il sessantesimo anniversario, è stato attribuito al coinvolgimento delle scuole e delle nuove generazioni. L’obiettivo dell’Amministrazione comunale è mantenere viva la memoria di quanto accaduto, trasmettendo ai più giovani il significato del sacrificio delle vittime e i valori di solidarietà, responsabilità e impegno civico che caratterizzarono la reazione della popolazione.

La commemorazione ha rappresentato anche un’occasione per richiamare l’attenzione sulla fragilità idrogeologica del territorio montano e sull’importanza degli interventi di prevenzione. La Regione ha ribadito il proprio impegno nella messa in sicurezza dei corsi d’acqua, nel consolidamento dei versanti e nella protezione delle infrastrutture, attraverso investimenti e risorse destinate anche agli enti locali.

Nel corso della cerimonia è stata inoltre ricordata la capacità dell’Alta Val Degano di costruire nuove prospettive di sviluppo dopo la tragedia, valorizzando le risorse naturali e le attività produttive del territorio, tra cui lo stabilimento di Goccia di Carnia a Pierabech.

«A sessant’anni dalla tragica alluvione del 1966, Forni Avoltri rende omaggio a sette uomini che persero la vita mentre erano impegnati a proteggere la propria comunità – ha dichiarato l’assessore Barbara Zilli –. Il loro sacrificio appartiene alla memoria dell’intero Friuli Venezia Giulia e richiama una responsabilità che unisce il ricordo del passato all’impegno per la sicurezza del territorio».

L’assessore ha sottolineato anche il significato della partecipazione delle scuole: «Conoscere quanto accaduto significa per i giovani comprendere il valore dell’impegno civico, della responsabilità verso gli altri e della solidarietà che accompagnò la popolazione in quelle giornate drammatiche. Ringrazio l’Amministrazione municipale e quanti hanno contribuito a mantenere viva questa memoria».

Zilli ha quindi ribadito l’attenzione della Regione alla prevenzione del rischio idrogeologico: «La lezione del 1966 conserva una profonda attualità anche nelle scelte che siamo chiamati a compiere come amministratori. La Regione sta destinando importanti risorse alla sicurezza dei corsi d’acqua, al consolidamento dei versanti e alla tutela delle infrastrutture, con una programmazione che punta a ridurre l’esposizione delle comunità ai rischi naturali. La continuità degli investimenti e il sostegno finanziario agli enti locali sono essenziali per garantire la manutenzione del territorio e le condizioni necessarie affinché le persone possano continuare a vivere e lavorare nelle nostre vallate».

«Oggi la Regione è qui per stringersi attorno alla comunità di Forni Avoltri, rendere omaggio alle vittime e ringraziare quanti, a sessant’anni di distanza, continuano a custodirne il ricordo. La memoria di quella tragedia ci affida un impegno verso le nuove generazioni: conoscere il passato e proseguire nel lavoro di tutela di un territorio tanto prezioso quanto fragile», ha concluso l’assessore.

PELLEGRINO (AVS) “Nel 1966, la furia della natura travolse Forni Avoltri strappando alla comunità sette vite umane: il sindaco di allora Riccardo Romanin, insieme ad Augusto ed Ezio Brunasso, Emilio e Gildo Romanin, Beppino Del Fabbro e Raffaele Vidale. Quel tragico evento segnò un punto di profonda rottura per la storia della nostra montagna. Oggi, sotto la spinta del surriscaldamento globale e dell’accelerazione di eventi meteorologici sempre più estremi, quella che un tempo chiamavamo ‘l’Aga granda’ non è più solo un dramma del passato, ma una minaccia costante con cui convivere.” Così in una nota la consigliera regionale Serena Pellegrino, Alleanza Verdi e Sinistra, che prosegue: “La commemorazione delle vittime di quella immane tragedia iniziata nel piccolo cimitero del paese si è poi conclusa al cinema con gli interventi delle autorità, le testimonianze e la proiezione di un docu-film con immagini e filmati d’epoca, capaci di riportare il pubblico indietro nel tempo, ma dritto al cuore del presente”.
Secondo Pellegrino, il modo migliore per onorare il ricordo di chi ha perso la vita è quello di attuare azioni concrete sul piano amministrativo e legislativo: “Mentre allora la Carnia seppe rialzarsi grazie a una straordinaria e commovente catena di solidarietà, capace di superare i confini regionali, oggi la politica ha il dovere di agire d’anticipo. Non servono grandi infrastrutture impattanti o la continua cementificazione dei fondovalle, ma serve una cura minuziosa, costante e quotidiana del territorio. Questo significa finanziare la prevenzione del dissesto idrogeologico, tutelare la naturalità dei corsi d’acqua, supportare attivamente chi presidia le terre alte e attuare una transizione ecologica radicale per ridurre drasticamente le emissioni da fonti fossili, perché il solo ricordo non costituisce una base per progredire”.
Pellegrino conclude così: “Onorare i caduti di Forni Avoltri e i tanti ‘angeli del fango’ della Carnia significa fare una scelta di campo netta, ovvero rimettere al centro dell’agenda politica la sostenibilità e la cura dell’ambiente, garantendo la sicurezza delle comunità che continuano a vivere e a presidiare con coraggio la nostra montagna con atti lungimiranti che salvaguardano il territorio da ulteriori disastri idrogeologici”.