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Tolmezzo, smartphone nascosto nella valigetta del computer: nuovo sequestro in carcere

Uno smartphone nascosto nella valigetta utilizzata per trasportare il computer, scoperto dagli agenti della Polizia Penitenziaria durante un controllo di routine. È quanto accaduto nella mattinata di giovedì 29 ottobre all’interno della Casa Circondariale di Tolmezzo, dove un detenuto appartenente al circuito dell’Alta Sicurezza, collegato a contesti della criminalità organizzata pugliese, è stato trovato in possesso di un telefono cellulare non autorizzato.

Il dispositivo era stato abilmente occultato all’interno della custodia del personal computer che il detenuto stava trasportando per accedere al polo dell’area trattamentale. A individuarlo sono stati gli agenti impegnati nelle ordinarie operazioni di controllo effettuate prima dell’ingresso dei reclusi negli spazi destinati alle attività trattamentali.

La scoperta assume particolare rilevanza perché arriva a pochi giorni di distanza da un altro episodio analogo verificatosi nello stesso istituto penitenziario carnico. In quell’occasione, durante una perquisizione, il personale della Polizia Penitenziaria aveva rinvenuto un ulteriore smartphone e un computer opportunamente modificato per consentire l’accesso alla rete Internet.

Due ritrovamenti ravvicinati che riportano al centro dell’attenzione il problema dell’introduzione e dell’utilizzo di dispositivi tecnologici non autorizzati all’interno delle strutture detentive. Una questione particolarmente delicata per il carcere di Tolmezzo, che ospita anche detenuti appartenenti al circuito dell’Alta Sicurezza, e dove la disponibilità di strumenti di comunicazione clandestini rappresenta un potenziale rischio per l’ordine e la sicurezza.

A intervenire sulla vicenda è la Segreteria interregionale Triveneto dell’USPP, l’Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria, che in una nota diffusa sabato 31 ottobre esprime apprezzamento per l’operato degli agenti in servizio nell’istituto.

«Esprimiamo il nostro plauso e il nostro apprezzamento al personale del Reparto di Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale di Tolmezzo, che ancora una volta ha dimostrato professionalità, attenzione e capacità operativa», sottolinea l’organizzazione sindacale, evidenziando come l’intervento abbia consentito di individuare una situazione potenzialmente pericolosa per la sicurezza della struttura.

Il sindacato richiama però anche le difficoltà con cui il personale è costretto a confrontarsi quotidianamente. Tra le criticità segnalate figurano le croniche carenze di organico, gli elevati carichi di lavoro e le problematiche strutturali che continuano a interessare l’istituto penitenziario di Tolmezzo.

Secondo l’USPP, i risultati ottenuti dagli agenti attraverso le attività di vigilanza e prevenzione non devono far passare in secondo piano la necessità di interventi concreti da parte delle istituzioni. Il contrasto all’introduzione di telefoni cellulari e altri strumenti tecnologici non autorizzati richiede infatti personale sufficiente, strutture adeguate e dotazioni capaci di rispondere alle nuove esigenze di sicurezza.

«Non si attenda il verificarsi di episodi più gravi prima di assumere le decisioni necessarie», è l’appello rivolto dall’organizzazione sindacale alle istituzioni competenti.

Il nuovo ritrovamento conferma, secondo il sindacato, l’importanza dei controlli quotidiani effettuati dalla Polizia Penitenziaria e la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione, soprattutto negli istituti che ospitano detenuti appartenenti ai circuiti di maggiore pericolosità.

«La sicurezza penitenziaria non può essere affidata soltanto al sacrificio degli uomini e delle donne della Polizia Penitenziaria», conclude l’USPP, chiedendo organici adeguati, strutture funzionali e strumenti tecnologici all’altezza delle sfide attuali. Un appello che, dopo il secondo sequestro in pochi giorni, torna a porre l’attenzione sulle condizioni operative del carcere di Tolmezzo e sulla tutela del personale che vi presta servizio.