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Valorizzazione acquedotto Valle del But, Mazzolini: «Al lavoro per trovare le risorse»

«Dopo aver portato il tema in Consiglio regionale con un ordine del giorno, ora stiamo lavorando per individuare le risorse finanziarie necessarie a far compiere al progetto il prossimo passo concreto».

Lo afferma Stefano Mazzolini, vicepresidente del Consiglio regionale, tornando sul progetto di valorizzazione energetica dell’impianto acquedottistico della Val But, infrastruttura che interessa in particolare i territori di Arta Terme, Zuglio e Tolmezzo.

«Abbiamo un’infrastruttura pubblica esistente che svolge già una funzione fondamentale per l’approvvigionamento idrico e che, grazie ai salti di quota presenti lungo il suo percorso, potrebbe essere utilizzata anche per produrre energia elettrica da fonte rinnovabile – dice Mazzolini -. Sarebbe un esempio concreto di come si possano valorizzare le opere già presenti sul territorio, producendo energia e generando nuove risorse per le nostre comunità».

Le prime valutazioni tecnico-economiche contenute nell’ordine del giorno individuano la possibilità di realizzare tre impianti, con una produzione potenziale complessiva superiore ai 2.100 MWh all’anno e un valore economico importante da ripartire tra i Comuni interessati secondo modalità che dovranno essere definite. «Naturalmente – precisa Mazzolini – si tratta di una prima ipotesi che necessita degli approfondimenti tecnici, amministrativi e giuridici necessari. Ma proprio per questo è importante iniziare ora a costruire il percorso, coinvolgendo FVGEnergia e tutti gli enti competenti».

L’ordine del giorno impegna infatti la Giunta regionale a valutare tutte le iniziative utili, ricorrendo anche a finanziamenti regionali, nazionali ed europei, per arrivare alla predisposizione e alla realizzazione del progetto di rigenerazione energetica dell’acquedotto della Valle del But.

«Adesso il mio impegno è concentrato proprio su questo punto: trovare, assieme all’assessore Scocimarro le risorse che permettano di avviare concretamente lo studio. La montagna deve essere capace anche di produrre valore attraverso le proprie risorse e le proprie infrastrutture. Se possiamo produrre energia pulita, ridurre i costi e creare nuove entrate da reinvestire sul territorio, credo sia nostro dovere verificare fino in fondo questa opportunità. L’obiettivo è costruire un progetto condiviso che possa diventare un modello di sviluppo sostenibile per la Carnia: utilizzare meglio ciò che già abbiamo, produrre energia rinnovabile e fare in modo che i benefici economici rimangano sul territorio».