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Le Pievi alpine, custodi di arte, fede e identità: l’incontro a Castoia

Arte, fede, memoria e identità si sono incontrate nella suggestiva cornice della Pieve di Castoia, a Socchieve, durante l’appuntamento culturale organizzato la sera del 31 luglio nell’ambito del progetto PNRR Bando Borghi “Aghis Limpidis e Mons di Pâs – Acque limpide e Monti di Pace”.

L’iniziativa, dedicata al ruolo delle Pievi alpine quali custodi del patrimonio storico e spirituale delle comunità, è stata aperta da Clori Micheletto e ha visto gli interventi dell’architetto Moreno Baccichet, curatore del progetto, e di don Alessio Geretti. Le conclusioni sono state affidate a don Pietro Piller. Pubblichiamo di seguito integralmente l’articolo scritto da Bruno Temil.

La bellezza delle Pievi alpine, riflesso della speranza eterna

La Pieve di Castoia, uno degli edifici ecclesiali più suggestivi della montagna friulana, ha ospitato il 31 luglio l’incontro culturale “Arte e devozione alpina: il ruolo culturale delle nostre Pievi, custodi di arte, fede e identità”, promosso nell’ambito del progetto PNRR Bando Borghi “Aghis Limpidis e Mons di Pâs – Acque limpide e Monti di Pace”.

La serata, introdotta dalla signora Clori Micheletto del Comitato Gianfrancesco da Tolmezzo, ha visto gli interventi dell’architetto Moreno Baccichet, curatore del progetto, e di don Alessio Geretti. A concludere l’incontro il parroco mons. Pietro Piller, che ha espresso gratitudine a quanti hanno reso possibile la realizzazione dell’iniziativa.

Il contributo di don Alessio Geretti è stato una profonda riflessione sul significato spirituale della bellezza. Più che parlare semplicemente di arte, il sacerdote ha proposto una meditazione sul rapporto tra la realtà visibile e il destino eterno dell’uomo.

Le chiese, gli affreschi e le opere custodite nelle Pievi non sono soltanto testimonianze storiche, ma luoghi nei quali la materia diventa capace di rimandare al mistero di Dio. «L’unico vero Tempio – ha ricordato – è Gesù Cristo risorto; gli edifici sacri sono il segno che rimanda a questa realtà».

Per don Alessio la bellezza è una via attraverso cui l’uomo viene educato a riconoscere qualcosa di più grande. La tradizione cristiana, infatti, ha sempre considerato l’arte come un linguaggio capace di coinvolgere tutti i sensi e di mettere in relazione la terra con il Cielo.

L’immagine sacra, ha spiegato, non è soltanto una semplice rappresentazione, ma possiede un proprio linguaggio: «Le forme hanno una grammatica, i colori una sintassi, le proporzioni una loro eloquenza». Attraverso l’arte l’uomo viene aiutato a riscoprire la propria vocazione alla bellezza.

Il sacerdote ha ricordato anche il grande sacrificio delle generazioni che hanno preceduto le nostre: comunità spesso povere e segnate dalla fatica che hanno voluto costruire chiese belle e dignitose, ponendo nel cuore dei paesi un segno della presenza di Dio e della speranza.

L’arte, ha sintetizzato don Alessio, ha quattro grandi compiti: risvegliare l’uomo aprendolo all’infinito, riflettere la bellezza del Creatore, riunire le comunità e rivelare il destino ultimo della materia e della persona umana.

Proprio questo è il cuore del suo intervento: la bellezza che contempliamo nelle nostre Pievi e nelle chiese minori del territorio non è il punto di arrivo, ma un’anticipazione. È una soglia che lascia intravedere la Bellezza eterna.

L’architetto Moreno Baccichet ha invece illustrato il significato del progetto “Aghis Limpidis e Mons di Pâs”, nato per valorizzare il patrimonio culturale diffuso delle comunità montane e superare l’immagine della montagna come luogo marginale.

Il progetto ha posto al centro non soltanto gli edifici religiosi, ma anche il paesaggio, gli archivi, le tradizioni e la memoria delle persone che hanno abitato questi territori. Attraverso restauri, digitalizzazione delle opere e percorsi culturali si vuole rendere più accessibile un patrimonio spesso poco conosciuto.

Le Pievi e molte altri edifici ecclesiali del territorio della Carnia , in questa prospettiva, diventano luoghi capaci di raccontare una storia fatta di fede, arte e comunità. Non semplici monumenti del passato, ma realtà vive che possono ancora oggi aiutare le persone a riconoscere le proprie radici e guardare al futuro con maggiore consapevolezza.

L’incontro di Castoia ha così restituito un messaggio chiaro: custodire la bellezza significa custodire una speranza, perché ciò che l’uomo costruisce con amore sulla terra può diventare riflesso di una realtà più grande.

Bruno Temil