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VIDEO – Cadaveri senza nome, ecco il protocollo per l’identificazione: tredici i casi ancora aperti in Fvg

Una procedura condivisa per restituire un’identità ai cadaveri senza nome e offrire risposte alle famiglie delle persone scomparse. È l’obiettivo del Protocollo d’intesa sottoscritto mercoledì 5 agosto nel Palazzo del Governo di Trieste dalle principali istituzioni del Friuli Venezia Giulia.

Il documento è stato firmato dalle Prefetture regionali, dalle Procure della Repubblica coordinate dal procuratore generale presso la Corte d’Appello, dalla Regione, dalle Università di Trieste e Udine, dal Comune di Trieste in qualità di capofila delle amministrazioni municipali e dall’Anci Fvg. L’incontro è stato presieduto dal commissario del Governo e prefetto di Trieste Giuseppe Petronzi.

«La sottoscrizione di un Protocollo d’intesa per l’identificazione dei cadaveri senza nome garantisce una condizione di civiltà che prima in Friuli Venezia Giulia non esisteva», ha affermato l’assessore regionale alla Salute, Politiche sociali, Disabilità e Protezione civile Riccardo Riccardi.

L’assessore ha attribuito il risultato innanzitutto all’iniziativa del prefetto Petronzi e alla collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte, a partire dalla Magistratura.

In Friuli Venezia Giulia sono tredici i cadaveri di persone che non hanno ancora un’identità. A livello nazionale la banca dati ne conta circa 900, come ha spiegato, intervenendo in videocollegamento, il commissario straordinario del Governo per le persone scomparse Saverio Ordine.

In attesa dell’approvazione di una normativa nazionale, il protocollo regionale consentirà di sottoporre i cadaveri senza nome al prelievo di campioni biologici. Il materiale raccolto permetterà di ottenere un profilo genetico da inserire e confrontare con la banca dati del Dna.

I risultati potranno essere incrociati con i campioni biologici acquisiti dai familiari delle persone scomparse e con eventuali dati genetici o sanitari della stessa persona raccolti prima della morte. La Regione metterà a disposizione del nuovo circuito identificativo le proprie strutture sanitarie.

«La determinazione precisa dell’identità del deceduto senza nome non potrà lenire il dolore dei familiari, ma almeno potrà offrire delle certezze su ciò che è accaduto», ha sottolineato Riccardi.

Per alcuni dei tredici casi ancora aperti in Friuli Venezia Giulia, il Registro nazionale contiene già diversi elementi utili. Il caso più lontano nel tempo risale all’11 agosto 1987, quando a Forni di Sotto, in località San Lorenzo, fu trovata una donna di circa 35 anni, morta per asfissia. Indossava una gonna bianca, una camicetta e la biancheria intima, ma la sua identità non è mai stata accertata.

Restano senza nome anche i resti rinvenuti il 28 ottobre 2018 a Lignano Sabbiadoro. Gli accertamenti compiuti finora non hanno permesso di stabilire neppure se appartenessero a un uomo o a una donna.

Nel registro figura inoltre un uomo di circa 30 anni, descritto come particolarmente irsuto, ritrovato il 2 ottobre 2000 ad Aquileia, in un’area agricola di località Cà Viola.

Tra i casi irrisolti c’è anche quello di un giovane di circa 25 anni, di origine asiatica, morto per infarto ad Amaro il 27 luglio 2006. Non è stato identificato neppure l’uomo di età compresa tra i 30 e i 35 anni trovato impiccato il 5 marzo 2010 a Tarvisio. Sul suo corpo erano presenti cicatrici all’addome, sul fianco destro e sul ginocchio sinistro.

Il nuovo protocollo punta ora a mettere in rete informazioni, competenze mediche, dati genetici e attività investigative, superando la frammentazione delle procedure e aumentando le possibilità di dare finalmente un nome alle persone decedute e una risposta ai loro familiari.