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Industria udinese, produzione in lieve crescita ma le imprese restano prudenti

L’industria della provincia di Udine conferma nel secondo trimestre del 2026 un quadro di sostanziale tenuta. I principali indicatori mostrano moderati segnali di miglioramento rispetto ai primi tre mesi dell’anno, senza tuttavia consentire un pieno recupero dei livelli produttivi registrati nel 2025.

Secondo l’indagine congiunturale dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine, la produzione è cresciuta dello 0,7% rispetto al trimestre precedente, dopo il +0,6% rilevato tra gennaio e marzo. Nel confronto con il secondo trimestre dello scorso anno, invece, la variazione rimane pressoché stabile, con un leggero calo dello 0,1%.

Più favorevole l’andamento del fatturato, che registra un incremento del 2,7% su base congiunturale e dell’1,3% su base annua. La crescita rispetto al primo trimestre è sostenuta soprattutto dalle vendite sul mercato nazionale, mentre nel confronto con il 2025 sono le esportazioni a mostrare una dinamica relativamente migliore.

Un segnale positivo arriva anche dal grado di utilizzo degli impianti, salito all’82,5%, contro il 77,8% del primo trimestre e il 76,2% degli ultimi tre mesi del 2025. Il dato evidenzia una maggiore intensità dell’attività produttiva nelle imprese del territorio.

Tiene anche il mercato del lavoro. Nel trimestre gli occupati sono aumentati dello 0,9%, confermando la volontà delle aziende di conservare competenze e professionalità in attesa di un consolidamento del ciclo economico.

Meccanica e carta in crescita, legno-arredo ancora in difficoltà

L’analisi dei diversi comparti restituisce un quadro differenziato. La meccanica torna in territorio positivo, con una crescita dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2025.

La siderurgia avanza dello 0,4% su base congiunturale, ma resta leggermente negativa nel confronto annuale, con una flessione dello 0,5%. Continua invece la fase difficile del legno-arredo, che cresce dello 0,3% rispetto ai primi tre mesi dell’anno, ma registra ancora un calo del 3,3% su base tendenziale, risentendo della debolezza dei consumi e del mercato del contract.

Risultano positivi l’alimentare, con un aumento dell’1,2% nel trimestre e dell’1% su base annua, la carta, rispettivamente a +4,2% e +4,9%, la chimica, a +6,3% e +0,8%, e la gomma-plastica, a +1% e +2%.

Il recupero congiunturale più consistente riguarda i materiali da costruzione, che crescono del 7,7% rispetto al primo trimestre, pur rimanendo in calo dell’1,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Le aziende prevedono soprattutto stabilità

Se i dati a consuntivo confermano la capacità di tenuta del sistema manifatturiero provinciale, le aspettative per i prossimi mesi diventano più caute.

Soltanto il 19% delle imprese prevede un aumento della produzione, una percentuale nettamente inferiore al 59% rilevato nella precedente indagine. Sale invece dal 40 al 72% la quota di aziende che si attende una sostanziale stabilità, mentre il 9% teme una riduzione dei livelli produttivi.

A pesare sulle prospettive sono soprattutto le tensioni geopolitiche, la volatilità dei mercati energetici, l’aumento dei costi della logistica internazionale e le difficoltà ancora presenti nelle catene di approvvigionamento.

«Il secondo trimestre 2026 conferma la capacità di tenuta del sistema manifatturiero provinciale, che continua a evidenziare moderati miglioramenti dell’attività produttiva, del fatturato, dell’utilizzo degli impianti e dell’occupazione», sottolinea il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo.

Secondo Pozzo, rimane tuttavia elevata la prudenza delle imprese, chiamate a confrontarsi con un contesto internazionale fortemente condizionato dai conflitti, dai rincari energetici e dall’incertezza economica.

«Gli Stati Uniti beneficiano della minore dipendenza energetica e della leadership tecnologica, mentre la Cina continua a essere sostenuta dall’export manifatturiero e tecnologico. L’area dell’euro rimane invece più esposta ai rincari dell’energia e mostra una crescita più contenuta. In questo scenario – conclude il presidente – una forte risposta europea in termini di politiche industriali non è più rinviabile».