L’Aglio di Resia cerca il rilancio: una “nursery” per salvare il presidio
Si è chiusa con un bilancio di presenze ampiamente positivo la tradizionale festa dedicata all’Aglio di Resia, il Rosajanski strok, inserita nella cornice dell’evento “Aglio, olio e peperoncino a chilometro zero”. Una vetrina che ha celebrato una delle eccellenze agroalimentari più preziose del Friuli Venezia Giulia, ma che, dietro gli stand e l’atmosfera festosa, ha fatto emergere anche le storiche contraddizioni di una filiera rimasta finora incompiuta. Una situazione che, letta in chiave positiva, dimostra quanto spazio vi sia ancora per crescere.
Sulla carta, la storia dello strok possiede tutti gli ingredienti per avere successo: un riconoscimento prestigioso come quello di Presidio Slow Food, presieduto da Laura Beltrame, e un mercato disposto a riconoscere un elevato valore economico a ogni singolo bulbo. Nella realtà, però, la produzione resta confinata a quantità marginali. Tra un potenziale economico considerevole e la sua concreta realizzazione si frappongono ostacoli geografici, organizzativi e, soprattutto, culturali.
Il primo problema storico è rappresentato dalla frammentazione fondiaria. I terreni adatti alla coltivazione in Val Resia sono suddivisi in una miriade di piccoli appezzamenti, spesso ripartiti tra decine di eredi, con confini incerti e dimensioni che rendono particolarmente difficili la meccanizzazione e una pianificazione agricola su scala più ampia.
Il mancato accorpamento dei terreni ha determinato finora un’offerta insufficiente per raggiungere canali distributivi più strutturati, oltre a costi di produzione difficilmente sostenibili per i singoli coltivatori.
In questo contesto si inserisce la novità presentata domenica 26 luglio: il progetto “Resia riparte dalla terra”, nato dall’avviso pubblico promosso dal Comune in attuazione della legge regionale 10/2010 per il recupero dei terreni incolti.
Ad aggiudicarsi la manifestazione di interesse è stata l’azienda agricola Val Resia, guidata da Renato Railz, già presidente e fondatore di Eurolls. Il piano, illustrato dal tecnico Riccardo De Infanti, punta a trasformare la valle in un incubatore di innovazione agricola.
Il cuore dell’iniziativa è la “Nursery dell’Aglio di Resia”, un vivaio avanzato affidato all’azienda di Railz e destinato alla moltiplicazione e alla conservazione del seme locale. Il progetto prevede un impegno gestionale di almeno cinque anni e l’applicazione di rotazioni colturali finalizzate a preservare la fertilità e la qualità del terreno.
L’operazione vede la convergenza strategica del Comune di Resia, del Parco naturale delle Prealpi Giulie, dell’Università degli Studi di Udine, della Comunità Slow Food e dei proprietari terrieri che hanno scelto di concedere appezzamenti altrimenti destinati all’abbandono.
«Credere in Resia significa investire nelle sue persone e nella sua capacità di costruire il futuro», ha dichiarato Renato Railz. «La cura del territorio può diventare una vera attività d’impresa. Il nostro obiettivo non è realizzare un progetto soltanto per la comunità, ma costruirlo insieme alla comunità».
Nonostante il passo avanti compiuto dalle istituzioni e dall’iniziativa privata, la vera incognita resta il fattore umano. Nel suo intervento conclusivo, lo stesso Railz ha rivolto un accorato appello al territorio: per evitare che l’investimento si trasformi nell’ennesima occasione mancata, servono una maggiore partecipazione dei produttori locali e una reale unità d’intenti.
«Oggi più che mai è necessario l’aiuto di tutti per rilanciare il progetto», ha affermato la sindaca di Resia, Anna Micelli. «Servono nuovi agricoltori convinti che sia ancora possibile vivere di agricoltura in montagna. Un modello basato esclusivamente su un’attività integrativa del reddito familiare non è sufficiente a garantire un futuro al Presidio: servono coraggio e lungimiranza per guardare lontano. Desidero inoltre ringraziare i volontari dell’associazione sangiorgina che hanno coordinato la festa».
