Tolmezzo, terreni e case svalutati ma tassati a Cazzaso: l’opposizione chiede un Consiglio straordinario
Una situazione definita «paradossale, ingiusta e ormai intollerabile». È quella denunciata dai consiglieri comunali Roberto Busolini, Gabriele Moser, Pierpaolo Lupieri, Mauro Migotti, Fabiola De Martino, Francesco Martini, Francesco Brollo e Marco Craighero, che hanno chiesto la convocazione di un Consiglio comunale straordinario urgente per affrontare il tema della riclassificazione urbanistica delle aree edificabili nelle zone B0 e B3 delle frazioni di Fusea, Cazzaso e Cazzaso Nuova, insieme alla questione della tutela tributaria sull’ILIA e alla classificazione di rischio P4 che interessa Cazzaso.
Al centro della vicenda ci sono i proprietari dei fabbricati ricadenti sul movimento franoso di Cazzaso, ancora chiamati a pagare l’ILIA su immobili che, secondo i consiglieri firmatari, hanno subito una forte perdita di valore a causa dei vincoli geologici e morfologici presenti nell’area. Beni che risultano di fatto solo marginalmente utilizzabili e gravemente svalutati, ma che continuano a essere trattati fiscalmente come se conservassero pieno valore economico e funzionale.
«La frazione di Cazzaso – spiega Busolini, che da tempo segue la vicenda – è stata interessata da una riclassificazione regionale che ha innalzato il livello di pericolosità dal P3 al P4, cioè al grado massimo. Una modifica che comporta una drastica riduzione del valore del patrimonio edilizio esistente, azzerando di fatto l’interesse per locazioni e compravendite e penalizzando pesantemente i proprietari. È assurdo pretendere il pagamento di tributi locali su beni che hanno subito un ridimensionamento così evidente del loro valore reale».
Il consigliere di opposizione aveva già sottoposto il tema all’Amministrazione comunale con due interpellanze, nel dicembre 2025 e nell’aprile 2026, senza ottenere risposte ritenute soddisfacenti. In particolare, Busolini aveva chiesto al sindaco e alla Giunta se intendessero avviare anche una valutazione sulla riclassificazione delle aree fabbricabili nelle frazioni di Cazzaso Nuova e Fusea, con l’obiettivo di eliminare il carico fiscale che grava su terreni formalmente edificabili, ma sui quali insistono vincoli geologici, morfologici, geometrici o di allerta tali da impedirne concretamente l’edificazione e da annullarne il valore di mercato.
«È inconcepibile – precisa Busolini – che terreni sui quali, per caratteristiche naturali e vincoli esistenti, sia di fatto impossibile costruire continuino a produrre un carico fiscale come se fossero realmente edificabili e conservassero un effettivo valore di mercato».
Secondo quanto riferito dal consigliere, l’Amministrazione avrebbe subordinato l’avvio dell’iter alla presentazione di istanze formali da parte dei singoli proprietari. Da qui l’avvio di un’azione coordinata per consentire ai titolari del diritto di proprietà di presentare domanda di modifica della destinazione urbanistica degli immobili, con l’obiettivo di renderli non più edificabili e, di conseguenza, non più soggetti all’imposta.
«Le domande – prosegue Busolini – sono state depositate regolarmente l’11 marzo 2026. I proprietari hanno manifestato in modo chiaro, libero e legittimo la volontà di rinunciare all’edificabilità dei terreni, proprio alla luce del loro valore esiguo e dell’impossibilità fattuale di costruire. I terreni coinvolti sono 52».
Le istanze dovrebbero essere esaminate nell’ambito della cosiddetta variante urbanistica “dei cittadini”. A oggi, tuttavia, secondo i consiglieri firmatari, non sarebbe chiaro se l’Amministrazione Vicentini intenda procedere in questa direzione. Il timore è che anche questa vicenda venga rinviata senza tempi certi e senza una precisa assunzione di responsabilità.
«Alla luce delle tempistiche e delle difficoltà con cui l’Amministrazione, dopo oltre un anno e mezzo, non ha ancora approvato la variante urbanistica di Betania – sottolinea Busolini – non vogliamo che la variante “dei cittadini” faccia la stessa fine. Per questo ho ritenuto necessario imprimere un’accelerazione al procedimento, depositando in municipio, il 26 giugno 2026, uno specifico ordine del giorno».
L’ordine del giorno, però, non è stato posto in discussione dal sindaco nella seduta del Consiglio comunale del 30 giugno. Una scelta giudicata politicamente grave dai consiglieri firmatari, perché avrebbe impedito all’aula di affrontare una questione urgente, concreta e già nota da tempo.
«Non avrei mai pensato – attacca Busolini – che l’arroganza di questa Amministrazione potesse raggiungere livelli simili. Su una tematica di stringente attualità come questa, l’atteggiamento tenuto dal sindaco manifesta una tracotante insensibilità verso le istanze dei cittadini e la comunità tolmezzina. Vicentini avrebbe potuto ammettere l’ordine del giorno alla discussione anche se l’atto era stato presentato dopo la riunione dei capigruppo. Avrebbe fatto una scelta di buon senso e una bella figura istituzionale, tanto più che la questione era già ampiamente conosciuta da tutti i consiglieri. Invece ha preferito chiudere la porta».
Da qui la decisione degli otto consiglieri di presentare una richiesta formale di convocazione di un Consiglio comunale straordinario urgente, che dovrà svolgersi entro 20 giorni.
«Ora – conclude Busolini – non ci sono più alibi. Il sindaco e la maggioranza devono dire chiaramente da che parte stanno: se intendono affrontare una situazione ingiusta, che colpisce cittadini e proprietari già penalizzati da vincoli pesantissimi, oppure se vogliono continuare a rinviare, ignorare e nascondere un problema che richiede una risposta immediata».
