La Val Resia riabbraccia Bologna: a giugno saranno ospiti il cardinale Zuppi e i volontari del ’76
Dal 12 al 14 giugno la Val Resia vivrà uno dei momenti più significativi delle celebrazioni per il cinquantenario del terremoto: il ritorno dei volontari dell’Arcidiocesi di Bologna, che nel post-sisma furono tra i primi a portare aiuto concreto e speranza alla popolazione locale.
L’evento, che si preannuncia come un grande abbraccio collettivo tra generazioni, vedrà la partecipazione del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, presente domenica scorsa a Gemona. La sua presenza eleva l’incontro a una dimensione di rilevanza nazionale, celebrando un modello di fraternità civile e cristiana che ha saputo resistere al tempo.
Il programma della tre giorni prevede momenti di accoglienza diffusa, celebrazioni religiose e percorsi nei luoghi simbolo della ricostruzione. Si tratta di un ideale proseguimento della cerimonia solenne svoltasi oggi, 6 maggio, presso la Pieve di Santa Maria Assunta a Prato di Resia, dove la comunità si è riunita in suffragio delle vittime con il coinvolgimento diretto del Consiglio Comunale dei Ragazzi, custode della memoria per il futuro. Per il sindaco Anna Micelli l’arrivo della delegazione bolognese ha un sapore profondamente personale: «Quando il terremoto ha colpito la nostra terra avevo appena due anni. Non ho ricordi diretti di quella notte, ma ne porto dentro le tracce attraverso i racconti che mi sono stati affidati. Sono cresciuta in una delle casette costruite proprio dai volontari di Bologna: per me quella non è stata solo un’abitazione, ma il segno tangibile di una comunità che non ci ha lasciato soli. Noi “bambini del terremoto” siamo cresciuti liberi perché gli adulti hanno saputo proteggerci e trasmetterci coraggio». Guardando al presente, il primo cittadino lega il ricordo della ricostruzione alle sfide attuali: «Oggi le nostre montagne vivono altri tipi di “terremoti”, come lo spopolamento e la solitudine. Dobbiamo trovare la stessa forza di allora per restare e guardare avanti. È proprio dalla memoria che nasce il futuro».
La visita di giugno rappresenta dunque un pilastro fondamentale dell’identità resiana: un omaggio a chi scelse di restare accanto alla popolazione nei giorni più bui, costruendo relazioni umane capaci di attraversare mezzo secolo.
(in copertina il matrimonio di Lino e Loretta Madotto il 16 maggio 1976)




