CollinareCronacaPrimo piano

Truffa affettiva sventata a Tarcento, ottantenne salvata dai Carabinieri e dalle Poste

Stava per cadere nella rete di una truffa affettiva, ma l’intervento tempestivo dei Carabinieri di Tarcento e la collaborazione del personale del locale ufficio postale hanno permesso di evitare che un’ottantenne del posto finisse vittima di un raggiro economico e psicologico.

L’episodio è avvenuto nei giorni scorsi a Tarcento. A far scattare l’attenzione è stato il comportamento anomalo legato alla richiesta di attivazione di due carte prepagate. Una circostanza che ha insospettito il personale dell’ufficio postale, già sensibilizzato su questo tipo di fenomeni e in contatto con la locale Stazione dei Carabinieri nell’ambito dell’attività di prossimità svolta dall’Arma sul territorio.

Il sospetto si è rivelato fondato. Dietro quella richiesta, infatti, secondo quanto emerso dai primi accertamenti, ci sarebbe stato il tentativo di portare a termine una truffa affettiva, una delle forme più subdole di raggiro ai danni delle persone anziane e vulnerabili. Il meccanismo è ormai noto, ma continua a mietere vittime: i truffatori contattano le persone attraverso social network o applicazioni di messaggistica, fingendo di essere vecchi amici, conoscenti o figure capaci di creare un legame emotivo.

In alcuni casi, i gruppi criminali arrivano anche a utilizzare strumenti tecnologici avanzati, compresi software per manipolare la voce e renderla simile a quella di una persona familiare. Prima del contatto, le vittime vengono spesso studiate e profilate con attenzione, così da rendere il racconto più credibile e aumentare le possibilità di successo del raggiro.

Dopo il primo approccio, inizia quella che gli investigatori definiscono una fase di “avvinghiamento”: messaggi frequenti, attenzioni, parole rassicuranti, atteggiamenti premurosi e compiacenti. L’obiettivo è costruire un rapporto di fiducia, facendo leva sulla solitudine, sulla fragilità emotiva o sul bisogno di relazione della persona presa di mira.

Una volta stabilito il legame, arriva la richiesta di denaro. Il finto amico o la finta conoscenza racconta di trovarsi in difficoltà: problemi di salute, malattie di familiari, emergenze improvvise, questioni economiche urgenti. A quel punto viene chiesto alla vittima di effettuare un bonifico, ricaricare una carta prepagata o aprire un conto su cui versare somme di denaro.

La fase successiva è spesso accompagnata dal cosiddetto “love bombing”, cioè un fitto scambio di messaggi affettuosi e rassicuranti, talvolta con promesse di incontri futuri che, però, non avverranno mai. Quando i truffatori ritengono di aver ottenuto quanto volevano, interrompono ogni contatto e spariscono.

Oltre al danno economico, questo tipo di truffa lascia conseguenze profonde sul piano emotivo. Le vittime, soprattutto se anziane o sole, possono provare vergogna, senso di colpa e paura del giudizio dei familiari. Proprio per questo, spesso non denunciano subito quanto accaduto, rendendo più difficile alle forze dell’ordine ricostruire la dinamica, individuare i responsabili e comprendere l’evoluzione dei metodi usati dai gruppi criminali.

Nel caso di Tarcento, invece, la rete di attenzione ha funzionato. Il rapporto diretto tra il comandante della Stazione dei Carabinieri e il personale dell’ufficio postale ha consentito di cogliere in tempo i segnali di allarme e bloccare la truffa prima che fosse portata a termine. Sono ora in corso accertamenti per cercare di identificare il presunto truffatore e il gruppo criminale a lui collegato.

L’Arma dei Carabinieri ribadisce l’importanza della prevenzione, soprattutto nei confronti delle fasce più fragili della popolazione. Gli incontri informativi, la presenza nei luoghi frequentati dagli anziani, la collaborazione con uffici pubblici, sportelli postali, banche e realtà del territorio rappresentano strumenti fondamentali per intercettare situazioni sospette prima che si trasformino in danni concreti.

Il consiglio resta quello di non fidarsi mai di richieste improvvise di denaro arrivate via telefono, social o messaggistica, anche quando il tono sembra familiare o affettuoso. In caso di dubbio, è fondamentale parlarne subito con un familiare, con una persona di fiducia o contattare le forze dell’ordine.