Davâr storie tracce e materia: presentato il progetto per il rilancio di Ovaro
Raccontare il territorio a partire dalle sue materie, dalle sue storie e da chi lo abita: è questo l’esito del progetto Davâr storie tracce materia, realizzato dal Comune di Ovaro grazie al finanziamento del PNRR, che è stato presentato al Centro socioculturale con una conferenza, una mostra e uno spettacolo. Tre anni fa il Comune di Ovaro si aggiudicava il bando “Attrattività dei Borghi” promosso dal Ministero della Cultura, destinato a progetti di rigenerazione culturale, con una serie di proposte e iniziative che spaziano dal rinnovo di edifici pubblici al recupero di sentieri storici e, come parte importante e caratterizzante, un percorso di animazione e ricerca ampiamente partecipato dalla comunità che ha dato visibilità e valore al patrimonio di memorie, storie e luoghi legato agli elementi della vita sociale ed economica del territorio. All’evento pubblico sono stati invitati tutti i partner istituzionali e i professionisti incaricati dei vari lavori, che hanno relazionato su quanto è stato realizzato. Al termine, è andato in scena “Anche il buio è un colore”, di e con Carlo Tolazzi e Federico Galvani alla fisarmonica, drammaturgia ispirata alle storie dei minatori di Cludinico.
«Che cos’è la rigenerazione culturale?» ha esordito la curatrice del progetto Marta Tasso: «è quando il patrimonio culturale smette di essere qualcosa di cristallizzato da proteggere e diventa uno strumento vivo per generare valore sociale: rafforzare legami, creare senso di appartenenza e rendere i territori più vivibili e attrattivi». Il consigliere della Regione Friuli Venezia Giulia Massimo Mentil ha ringraziato Ovaro per aver offerto una prospettiva diversa della montagna con un percorso partecipato che crea le basi per guardare al futuro con ottimismo.
Il geografo Mauro Pascolini, già responsabile scientifico della convenzione tra il Comune di Ovaro e l’Università degli Studi di Udine-Cantiere Friuli, ha spiegato i motivi dell’impegno dell’ateneo: «Abbiamo messo a disposizione le nostre competenze e conoscenze a favore di un territorio che è un laboratorio di intelligenze. L’Università ritiene la montagna strategica per il futuro del Friuli: rigenerare il tessuto del patrimonio a disposizione, attirare nuovi abitanti e far restare chi già vive qui affrontando il tema dei servizi sono obiettivi importanti sui quali si gioca il nostro domani».
L’antropologa Valentina De Marchi, presidente dell’associazione Isoipse, ha salutato la platea invitando a proseguire su questa strada: «Abbiamo condiviso la visione dell’amministrazione e creduto nel progetto mettendoci passione. Ci sentiamo tutte cittadine di Ovaro, ora per noi è casa».
Agata Gridel, assessora alla Cultura, Istruzione e fondi comunitari di Ovaro, ha messo l’accento sulla visione sovracomunale e di lungo periodo, che ha intercettato altri fondi per le opere infrastrutturali destinate in primis alle aree di Cludinico (materia carbone), Cella (ceramica) e Aplis (legno), con l’obiettivo di rendere visibile il patrimonio museale già esistente e poi trasmettere «un concetto diverso di patrimonio culturale, come qualcosa che permea le nostre vite per creare radicamento e motivazione a restare».
Elisa Rota dell’associazione Alchemilla, in collegamento da Milano, ha spiegato come si è lavorato con le classi dell’Istituto Comprensivo Comeglians di Ovaro per educare al patrimonio, facendo degli studenti i futuri ambasciatori di cultura, stimolando le loro naturali inclinazioni all’apprendimento e «utilizzando strumenti digitali “gentili” per rafforzare la loro connessione con il territorio».
Cristiana Agostinis e Margherita Solari per la Comunità di montagna della Carnia-Geoparco Alpi Carniche e CarniaMusei hanno illustrato il percorso che ha portato a ideare una nuova offerta didattica per il territorio oltre allo spazio laboratoriale allestito nell’ex canonica di Cludinico. Si è scelto di puntare sul tema delle fonti energetiche con uno sguardo globale e contemporaneo, integrando l’offerta culturale del museo minerario e in generale quella dell’intera rete museale della Carnia.
Vanessa Deotto, designer sociale Isoipse, ha spiegato che il lavoro di mappatura culturale mira a dare valore al patrimonio locale con una raccolta di elementi, oggetti e testimonianze ma ha anche l’obiettivo di creare affezione per i luoghi di vita. La mappa di comunità è uno strumento cartografico realizzato assieme agli abitanti e dunque è stato anche un catalizzatore sociale, un processo che ha coinvolto diverse competenze, fra cui quelle di Annalisa Doriguzzi Breatta, fotografa in residenza a Ovaro che ha contribuito al progetto scattando una serie di ritratti e rendendo visibile il legame che la comunità nutre nei confronti dei propri luoghi e del proprio patrimonio culturale (oggetti, pratiche e memoria).
Marta Pascolini, antropologa culturale Isoipse, ha illustrato la creazione dell’archivio di comunità, rimarcando il ruolo attivo della popolazione di Cella e Cludinico: una sorta di geografia del ricordo e del presente, ma anche un intimo e partecipato album di famiglia, fatto di fotografie, interviste, testi che potranno essere consultati da tutti sul web e che restituisce la natura di un patrimonio plurale e in trasformazione.
Enea Mauro, direttore artistico e creativo di Unithink, si è occupato dell’identità visiva del progetto con l’obiettivo di renderlo riconoscibile, innovativo e coinvolgente presentando in anteprima il sito storietraccemateria.it che riunirà gli esiti progettuali e sarà anche uno spazio funzionale alla promozione del territorio accogliendo eventi, musei, itinerari e l’archivio di comunità. Marta Tasso spiega: «Abbiamo cercato di rispondere alle esigenze di visibilità e comunicazione segnalate dal Comune di Ovaro, progettando un sito che si presenta come una vetrina dell’offerta turistico-culturale, ma che allo stesso tempo vuole proporre un nuovo modo di raccontare il patrimonio culturale della vallata, auspichiamo infatti un futuro utilizzo anche in chiave intercomunale».
Giulia Paron ha illustrato il progetto di creazione di un ecomuseo per la Val Degano, la Val Pesarina e la Valcalda, di cui è coordinatrice. I 6 Comuni coinvolti (Ovaro, Comeglians, Prato Carnico, Rigolato, Forni Avoltri e Ravascletto) hanno partecipato dal 2023 a un percorso partecipato che ha coinvolto la comunità nell’identificazione dei tematismi culturali condivisi e nella costruzione di un cammino che possa unire i 49 paîs che animano le 3 valli. Un tema a cui si è collegata la scrittrice Alessandra Beltrame per parlare del valore dell’andare a piedi per conoscere un territorio: un modo di invitare alla visita e di fare comunità «che passa per i sentieri, dove si va al ritmo giusto per conoscere e conoscersi, entrare in sintonia con i luoghi».
Francesco Rossi presidente della cooperativa Puntozero ha citato le residenze artistiche ospitate nelle frazioni di Muina e Clavais:
«Cerchiamo di vedere nella cultura una forma di innovazione sociale: sguardi diversi, provocazioni, idee che possono cambiare le traiettorie e innescare il cambiamento». Uno degli artisti coinvolti dal progetto, Emanuele Bertossi, ha raccontato la sua esperienza residenziale a Cludinico, dove ha prodotto un alfabeto illustrato con il carbone della miniera raccogliendo storie, sensazioni, emozioni vissute nella settimana trascorsa nella foresteria ricavata dall’ex canonica. Il suo lavoro è stato esposto nella mostra allestita per l’occasione nel centro socio culturale, assieme alle immagini degli eventi realizzati e ai progetti delle opere pubbliche.
Il sindaco Lino Not ha chiuso la conferenza rimarcando il coinvolgimento delle cittadine e dei cittadini sia nelle manifestazioni, sia nella costruzione del progetto, il successo di pubblico ai vari eventi, l’attenzione ricevuta dalla stampa e dalle emittenti regionali e nazionali, il raccordo con altri eventi importanti e il dialogo con gli altri Comuni di vallata e oltre. «Legare la cultura al turismo è la strada giusta, a Ovaro abbiamo tracciato un percorso per il futuro del territorio».
