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Caso Preone, sindaci carnici pronti al boicottaggio del 50° del terremoto

I sindaci della Carnia al termine della riunione convocata nella sede della Comunità di montagna della Carnia di Tolmezzo hanno annunciato una linea dura: boicotteranno le iniziative ufficiali per il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli.

A rendere pubblica la decisione è stato il sindaco di Ampezzo Michele Benedetti, che ha parlato a nome dei primi cittadini del territorio. “Non ci saremo né come sindaci né come squadre comunali di Protezione civile. In forma privata presenzieremo solo alle messe in ricordo delle vittime. La Carnia chiede rispetto e non vuole più essere presa in giro”, ha dichiarato.

La scelta rappresenta un segnale politico molto forte in un anno altamente simbolico per il Friuli Venezia Giulia, che nel 2026 ricorda i cinquant’anni dal sisma del 1976, evento da cui ha preso forma anche il modello regionale di Protezione civile. Per i sindaci carnici, la sentenza pronunciata dal tribunale di Udine non colpisce solo due persone, ma mette in discussione il ruolo di amministratori, coordinatori e volontari chiamati a operare nelle emergenze.

Durante l’assemblea non si è parlato solo del boicottaggio delle cerimonie. I sindaci hanno infatti deciso di promuovere una sottoscrizione per contribuire a coprire le spese processuali e i risarcimenti a cui sono stati condannati Martinis e Valent. Un gesto di solidarietà concreta verso il collega di Preone e verso il coordinatore comunale, ma anche un modo per ribadire pubblicamente la compattezza del territorio su una vicenda che viene percepita come comune.

Tra le ipotesi emerse c’è anche quella, ancora più pesante, di avviare il percorso per lo scioglimento delle squadre comunali di Protezione civile. Un’eventualità che aprirebbe uno scenario senza precedenti nei comuni della montagna friulana. “Se dalla politica regionale e nazionale non arriveranno le risposte attese, porteremo questa proposta in consiglio comunale. A decidere saranno i rappresentanti del territorio”, ha aggiunto Benedetti.

Il messaggio lanciato dalla Carnia non si ferma ai confini dell’area montana. I sindaci hanno chiesto infatti la solidarietà di tutti i primi cittadini e delle squadre di Protezione civile del Friuli, invitandoli a sospendere le attività fino a quando la situazione non sarà chiarita in modo definitivo. Una presa di posizione che punta a trasformare il caso Preone in una questione più ampia, capace di investire l’intero sistema del volontariato locale.

Dietro l’annuncio c’è una preoccupazione precisa: secondo gli amministratori carnici, la sentenza rischia di creare un clima di incertezza e di esposizione personale tale da rendere sempre più difficile la gestione delle emergenze sul territorio. Il timore è che sindaci e coordinatori vengano caricati di responsabilità incompatibili con il funzionamento concreto delle squadre comunali e con la natura volontaria del servizio prestato.