Sentenza De Paoli, dalla politica reazioni trasversali: solidarietà a Martinis e timori per il sistema della Protezione civile
La condanna a un anno per omicidio colposo del sindaco di Preone Andrea Martinis e del coordinatore comunale della Protezione civile Renato Valent, in relazione alla morte del volontario Giuseppe De Paoli avvenuta il 29 luglio 2023, ha provocato una serie di reazioni nel mondo politico e istituzionale. Toni diversi, ma un filo comune attraversa gli interventi arrivati nelle ore successive alla sentenza: il rispetto per la decisione del tribunale, la vicinanza alla famiglia della vittima e, insieme, la forte preoccupazione per le possibili ricadute sul funzionamento della Protezione civile e sul ruolo di sindaci e responsabili locali.
Tra i primi a intervenire è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, che ha scelto una linea di prudenza sul piano giudiziario, accompagnata però da un messaggio politico chiaro. “Non commento la sentenza, perché le sentenze si rispettano e non si commentano”, ha premesso, esprimendo però “solidarietà” al sindaco Martinis, “a quanti sono coinvolti e in generale a tutti i sindaci che ogni giorno operano in situazioni difficili per garantire la sicurezza e la tutela dei loro cittadini”.
Nel suo intervento Ciriani ha allargato lo sguardo al valore complessivo del sistema di Protezione civile, definito “un patrimonio regionale e nazionale, un esempio virtuoso nato dal devastante terremoto di 50 anni fa e cresciuto e migliorato nel tempo”. Il ministro ha ribadito che sindaci, operatori e volontari sono “pietre miliari” di questo modello e ha richiamato anche il lavoro normativo già svolto dal governo sul tema della sicurezza, ricordando di essere intervenuto “escludendo i volontari di Protezione civile dalle responsabilità”. Un percorso, ha aggiunto, che prosegue con il disegno di legge sulla Protezione civile ora all’esame del Senato, con un obiettivo dichiarato: evitare che “la nostra Protezione civile rischi di fermarsi”.
Sul piano regionale è intervenuto anche il vicepresidente del Consiglio regionale Stefano Mazzolini, che ha posto l’accento sia sul dolore per la tragedia sia sulle implicazioni operative della sentenza. “Il primo pensiero va alla vittima e alla sua famiglia, colpita da una tragedia che ha segnato profondamente l’intera comunità”, ha dichiarato. Ma accanto al cordoglio, Mazzolini ha evidenziato “il clima di forte preoccupazione” che la decisione giudiziaria starebbe generando tra i sindaci e tra chi opera nella Protezione civile, chiamati ad assumersi responsabilità in contesti complessi e spesso emergenziali.
Per Mazzolini la vicenda mette in evidenza la delicatezza del ruolo degli amministratori locali e dei responsabili dei volontari. Da un lato, osserva, va garantita “la massima attenzione alla formazione, alla prevenzione e alla sicurezza”; dall’altro occorre riconoscere che chi opera sul campo si confronta talvolta con situazioni imprevedibili, nelle quali “il rischio zero, in contesti operativi complessi, non esiste”. Da qui la richiesta di una riflessione “seria e condivisa”, che tenga insieme la tutela dei volontari e la necessità di non lasciare soli sindaci e coordinatori di fronte a responsabilità tanto gravose. Nel finale, il vicepresidente del Consiglio regionale ha espresso vicinanza non solo alla famiglia De Paoli, ma anche a Martinis e Valent, richiamando “la delicatezza e complessità di questa vicenda”.
Dall’opposizione, il segretario provinciale del Pd di Udine Luca Braidotti ha parlato apertamente di “sgomento e delusione”. Anche in questo caso il punto di partenza è il rispetto per il pronunciamento del tribunale, senza entrare nel merito della decisione, ma con una forte attenzione alle sue conseguenze. Secondo Braidotti, infatti, la sentenza riporta al centro la questione dei sindaci “lasciati ancora soli a fare il loro dovere” e impone un chiarimento sul quadro normativo e sulle tutele effettive per chi si trova a gestire emergenze e responsabilità operative.
Il segretario dem respinge l’idea che ci si possa limitare a evocare il rischio di paralisi della Protezione civile senza intervenire in modo concreto. A chi ricopre incarichi di governo, afferma, non si deve chiedere soltanto di segnalare i problemi, ma di assumere “il massimo impegno per uscire da questo incubo che da anni ormai pesa sui nostri amministratori locali”. Per Braidotti, i dubbi espressi in passato da alcuni amministratori sull’efficacia della nuova legislazione troverebbero oggi una conferma nei fatti: le norme, sostiene, vanno riviste e chi governa deve farlo.
Sulla stessa linea i consiglieri regionali del Pd Diego Moretti e Massimo Mentil, che definiscono la condanna “un duro colpo per il volontariato” e mettono in guardia dal rischio di un contraccolpo sull’intero sistema regionale. Nella loro analisi, le modifiche normative introdotte per la tutela di sindaci e coordinatori si sarebbero rivelate insufficienti: se da un lato avrebbero ridotto l’impatto potenziale dell’applicazione del decreto legislativo 81/2008, dall’altro la sentenza odierna dimostrerebbe che “non c’è tutela in sede penale per sindaci e coordinatori”.
Moretti e Mentil ribadiscono la loro solidarietà a Martinis e Valent e richiamano il valore della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, definita “un orgoglio nazionale” e “un patrimonio della nostra regione” da garantire e proteggere anche alla luce delle vicende giudiziarie. Per i due consiglieri diventa ora necessaria una valutazione approfondita del sistema, da condividere con Anci, sindaci e gruppi comunali, per capire quali possano essere le soluzioni, anche sotto il profilo organizzativo. Tra le ipotesi indicate, quella di portare sotto la regia della Protezione civile regionale la gestione dell’emergenza, alleggerendo così il carico sui Comuni.
