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“Opere devastanti e turismo montano” nell’incontro di Legambiente a Tolmezzo

“Gli esperti del settore e i “guru” della comunicazione lo chiamano “turismo esperienziale”,  indicando in questo modo una formula in cui al posto dei “pacchetti” preconfezionati delle agenzie di viaggio ad attrarre i visitatori è la possibilità di vivere un’esperienza reale a contatto con un territorio, un ambiente e una cultura autentici, diversi da quelli a cui si è abituati nella vita di ogni giorno. Su questo sembra aver puntato da qualche tempo anche la Regione Friuli Venezia Giulia, che attraverso campagne pubblicitarie e inserzioni sui principali quotidiani propone la nostra montagna con scenari da sogno, silenzi e natura incontaminata, incontri e paesaggi da vivere emozionandosi”. Così si apre una nota del circolo Legambiente della Carnia-Val Canale.

“Ma quale emozione può provare un turista che si trova di fronte ad un sentiero trasformato in una strada forestale larga sei metri o all’inizio di una ferrata diventata inagibile per la mancata manutenzione a causa del drastico taglio al contributo assegnato al CAI dalla Giunta Regionale? – si chiedono gli ambientalisti -. E che impressione possono suscitare fiumi e corsi d’acqua ridotti a distese desertiche non tanto dalla siccità, quanto dagli indiscriminati prelievi a scopo idroelettrico?”

Questi ed altri interrogativi se li pongono, e li pongono a tutta la comunità e agli appassionati della montagna, le associazioni ambientaliste (da Legambiente al WWF, da Italia Nostra a Mountain Wilderness) e vari Comitati (Co.S.Mo., Friday For Future Carnia, Comitato Tutela Acque del Bacino Montano del Tagliamento, Carnia Greeters) nella serata informativai organizzata martedì 26 luglio a Tolmezzo, con inizio alle ore 20.30, presso il Cinema David.

“Nell’occasione si farà il punto sulla vicenda della strada Plotta-Marinelli, contro la cui realizzazione sono state raccolte oltre 13.000 firme – prosegue la nota di Legambiente -, sui progetti della SIOT e le conseguenze per la Valle del But ed il Lago di Cavazzo, sul finanziamento pubblico alle manifestazioni motoristiche e sul devastante progetto di collegamento stradale tra il rifugio Chiampizzulon e Malga Tuglia e soprattutto sulle decine di milioni che la Regione intende spendere in nuove piste da sci e impianti di risalita a quote ormai inaffidabili a causa del riscaldamento globale. Più che le parole, saranno le immagini a parlare e a documentare una realtà che rischia di compromettere non solo il turismo, ma la stessa bellezza ed identità di questi territori”, conclude l’associazione ambientalista.

LE DICHIARAZIONI DEL CONSIGLIERE REGIONALI FURIO HONSELL

“Non potrò partecipare all’importante incontro che si terrà a Tolmezzo perché impegnato a Trieste nel Consiglio Regionale che discute uno dei più elefantiaci assestamenti  di bilancio dall’istituzione della Regione Friuli Venezia Giulia. Ma il mio spirito sarà a Tolmezzo nel denunciare le sciagurate
politiche per la Montagna, e in Montagna, operate in questi ultimi anni dalla Giunta Fedriga. E il mio impegno a Trieste sarà volto anche
affinché non se ne aggiungano altre ancora peggiori.
La rapidità con la quale la Regione ha trovato ingenti risorse per finanziare strade inutili che vanno a violare e favorire la motorizzazione di spazi tutelati, come la strada al Marinelli o più recentemente la strada Sostasio-Sappada sono scandalose. E a nostro avviso è stato anche inappropriato l’uso di risorse destinate al recovery dalla Tempesta Vaia in aree che non ne sono state interessate. Altrettanto vergognosa è stata la rapidità con la quale sul lago di Cavazzo è stata autorizzata la costruzione di un impianto di cogenerazione a metano per fluidificare il flusso lungo l’oleodotto
Trieste-Ingolstadt. Questa è una mera concessione ad opportunismi fiscali privati che non tengono conto degli interessi della Montagna ma solo degli utili maturabili dai fondi proprietari dell’oleodotto.
Bisogna adesso impedire che con altrettanta facilità venga concessa la costruzione di un analogo impianto a Paluzza. È necessario che al più presto in FVG venga varato un piano di sostenibilità che freni l’introduzione di impianti che utilizzano idrocarburi fossili. Infine è da condannare l’investimento di decine di milioni per impianti di  risalita e piste di sci. Oggi sia sotto i profili climatico ed etico ma ancor di più da quello del turismo sostenibile i grandi impianti  sono sbagliati.
La Montagna del FVG, che copre oltre il 40% della regione ma ha meno del 6% della sua popolazione, rischia uno spopolamento ulteriore se
queste politiche non verranno fermate. E tutti noi subiremo la distruzione di un patrimonio ambientale insostituibile per l’Europa”.