TOLMEZZO- Solidarietà per l’agente investito

Sono centinaia i messaggi di solidarietà che sono arrivati in questi giorni alla Procura della Repubblica di Tolmezzo, alla Regione Friuli Venezia Giulia e al Presidente della Provincia di Udine. Le lettere si riferiscono all’episodio di bracconaggio recentemente sventato dalla Polizia provinciale di Udine nella Riserva di caccia di Verzegnis. Le e-mail pervengono da ogni parte d’Italia e sono tutte finalizzate a chiedere che venga fatta giustizia nei confronti del bracconiere che, alla guida di un’auto, ha investito un agente della Polizia provinciale che gli aveva intimato l’alt per un controllo, pur di non essere punito per aver ucciso un capriolo fuori stagione. «Al di là degli aspetti giudiziari che emergono dalle indagini in corso – ha commentato l’assessore alla caccia e pesca, Enore Picco –, questa presa di posizione di moltissimi esponenti del mondo venatorio e di persone contrarie alla caccia dimostra come quanto accaduto stia facendo riflettere. I cacciatori onesti, che nulla hanno a che vedere con il responsabile di quel gesto – ha continuato Picco –, vedono infatti nell’atteggiamento determinato dell’investitore del guardiacaccia un vero e proprio attentato a quell’insieme di regole che disciplinano l’attività venatoria e che si fondano soprattutto nel perseguimento di una gestione faunistica corretta da parte delle Riserve di caccia. Le persone contrarie alla caccia – ha proseguito – ritengono invece che l’episodio in oggetto sia sostanzialmente una conferma che tale attività non trovi giustificazione a causa, tra l’altro, del potenziale pericolo che comporta e non solo per chi la pratica ma anche per tutti i soggetti che possono trovarsi coinvolti in situazioni come quella descritta». Secondo Picco, «la questione trova tuttavia una soluzione unica a entrambe le forme di pensiero nel momento in cui, come richiesto nelle lettere pervenute, gli organi competenti provvedano seriamente a colpire i trasgressori di siffatte gravi irregolarità al fine di eliminare dalla comunità dei soggetti che dichiaratamente operano per la tutela della fauna sul territorio, quelli che si mascherano dietro tale facciata per propri fini illegali che nulla hanno a che vedere con il bene pubblico».