VIDEO – In Friuli Venezia Giulia quasi un neoassunto su tre è straniero
Il mercato del lavoro del Friuli Venezia Giulia sta vivendo una trasformazione profonda, segnata da una presenza sempre più strutturale e determinante della manodopera straniera. Secondo l’ultimo report elaborato dall’Ufficio studi della CGIA, nel 2025 le assunzioni previste di lavoratori immigrati hanno superato le 32.600 unità, incidendo per il 27,9% sul totale regionale. In termini pratici, quasi un nuovo assunto su tre tra le vette della Carnia e il litorale giuliano non è di nazionalità italiana. Questo dato posiziona la regione al sesto posto a livello nazionale per capacità di assorbimento di forza lavoro estera, preceduta solo da territori a fortissima trazione economica come il Trentino-Alto Adige, l’Emilia-Romagna e la Lombardia.
L’evoluzione storica del fenomeno appare ancora più sorprendente se si confrontano i dati attuali con quelli del 2017: in soli otto anni, il numero di ingressi di lavoratori stranieri nel sistema produttivo regionale è più che raddoppiato, registrando un balzo del 140%. Questa crescita non risponde a una presenza marginale o temporanea, ma riflette una necessità vitale per i comparti trainanti dell’economia locale. Agricoltura, costruzioni, logistica, ristorazione e turismo sono oggi settori che dipendono strettamente dal contributo degli immigrati per garantire la continuità operativa e rispettare i ritmi di produzione. Senza questo apporto, molte aziende friulane incontrerebbero ostacoli insormontabili, dalla raccolta stagionale nelle campagne alla realizzazione di infrastrutture edili, fino alla gestione dei flussi turistici durante l’alta stagione.
Oltre ai pilastri produttivi, emerge con forza il valore sociale di questa forza lavoro. Molti stranieri operano infatti nell’assistenza familiare e nei servizi domestici, settori fondamentali che permettono alle famiglie della regione di conciliare i tempi di vita e di cura, specialmente nei confronti di anziani e persone fragili. Attualmente, i lavoratori dipendenti extracomunitari stabili in Friuli Venezia Giulia sono oltre 54.200, rappresentando il 14,2% dell’intera forza lavoro dipendente regionale.
L’analisi della CGIA si sofferma inoltre a scardinare il mito delle “specializzazioni etniche”. Non esistono predisposizioni culturali innate per determinati mestieri, ma piuttosto processi di adattamento legati alle reti migratorie e alle contingenze economiche. Se i lavoratori dell’Est Europa sono molto presenti nel sistema di cura e quelli nordafricani nell’edilizia o nell’agricoltura, ciò deriva spesso dal mancato riconoscimento dei titoli di studio o dalle necessità immediate di inserimento. Allo stesso modo, la concentrazione di cittadini asiatici nella cantieristica navale o nel commercio riflette catene di richiamo consolidate e una domanda locale specifica. In definitiva, il lavoratore straniero si conferma una risorsa indispensabile e poliedrica, capace di sostenere tanto la produttività industriale quanto il benessere collettivo di una regione sempre più internazionalizzata.
LE CONSIDERAZIONI DEL COORDINATORE DELL’UFFICIO STUDI CGIA PAOLO ZABEO
