Solo il 32% delle aziende familiari sopravvive alla prima generazione
Le imprese familiari rappresentano la spina dorsale dell’economia italiana: costituiscono l’80,9% delle aziende con almeno tre addetti, generano l’80% del PIL e occupano il 75% della forza lavoro. Tuttavia, la loro sopravvivenza nel tempo resta una sfida aperta: secondo i dati europei, solo il 32% supera la prima generazione e appena il 15% arriva alla terza.
Proprio per affrontare queste criticità , il Gruppo Giovani Imprenditori (GGI) di Udine, il Comitato Piccola Industria di Confindustria Udine e Teha Group si sono riuniti presso la Torre di Santa Maria per il convegno “Continuità generazionale nelle aziende familiari”.
L’analisi di Domenico Mafrici e Francesco Massignani (Teha Group) ha evidenziato un paradosso italiano: sebbene il Paese vanti il primato di microimprese con fatturato tra 1 e 10 milioni di euro (179.000 unità ), fatica a scalare verso le medie dimensioni. Il management è quasi totalmente in mano alla proprietà : nel 66,4% delle aziende italiane l’intera direzione è espressione della famiglia, contro il 10% del Regno Unito o il 28% della Germania. Tuttavia, i dati dimostrano che una governance strutturata conviene: le medie aziende con ruoli definiti crescono del 34%, quasi il doppio rispetto alla media nazionale.
Giacomo Andolfato, presidente del GGI Udine, ha sottolineato l’esigenza dei giovani imprenditori di conciliare continuità e tutela patrimoniale. Un concetto ribadito da Marco Vidoni (Piccola Industria): «Il passaggio generazionale non può più essere affidato all’improvvisazione. Investire per tempo su metodo e competenze significa permettere alle imprese di crescere e restare radicate sul territorio».
A chiudere l’incontro, la testimonianza di Diego Buso, CEO di Fluid System, che ha presentato il case history della propria azienda. La sua esperienza conferma che, se il delicato equilibrio tra istituzione familiare e d’impresa viene gestito con anticipo, l’azienda familiare è in grado di esprimere performance superiori rispetto ai competitor non familiari.
(nella foto da sinistra Buso, Andolfato, Vidoni e Massignani)
