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Sanità, incontro a Tolmezzo tra l’assessore regionale Riccardi e i sindaci della Carnia

“Tolmezzo non solo mantiene la sua offerta, ma la implementa con l’attività di oculistica e dermatologia. L’azienda vuole dare risposte di prossimità sui territori, ma sta concentrando le complessità che determinano i profili di rischio: o si sta dalla parte di chi contesta senza fondamento, oppure si sta dalla parte della sicurezza delle persone”.
Con queste parole l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, è intervenuto oggi all’ospedale di Tolmezzo nell’incontro organizzato dall’Asufc per illustrare ai sindaci i cardini del nuovo modello organizzativo della sanità in montagna, le principali innovazioni, il nuovo organigramma aziendale.
“Abbiamo preferito incontrare subito gli amministratori del territorio per evitare che ci fossero dei fraintendimenti anche alla luce dell’uscita del decreto dell’atto aziendale, ma vi inviteremo ad altri incontri per illustrare nel dettaglio l’attivazione di nuovi servizi” ha esordito Riccardi, inquandrando la finalità dell’incontro e senza sottrarsi al tema del clima di tensione alimentato dalla raccolta di oltre 20mila firme a difesa dei servizi oncologici, ma ribadendo la centralità della sicurezza clinica rispetto alla “contabilità elettorale”.
“In termini di contabilità elettorale mi converrebbe stare dalla parte di chi ha raccolto le firme, ma c’è un tema di responsabilità etica e io sto dalla parte della sicurezza dei cittadini: il Piano nazionale esiti di Agenas afferma, dati alla mano, che l’intervento senologico a Tolmezzo ha uno degli indicatori più elevati in Italia per reinterventi a 120 giorni. Questo è un fatto e oggi siamo qui per esporre verità. L’Azienda persegue una strategia che, tenendo conto del problema di scarsa disponibilità del capitale umano, mira a garantire i servizi di prossimità ove possibile ma con un faro: il rispetto degli standard di sicurezza in termini di casistica ed esiti di cura”.
Nell’occasione l’esponente della Giunta regionale ha riaffermato la necessità di intervenire dopo anni di non decisioni. “Questa è una vicenda – ha ricordato Riccardi – che va avanti da molti anni: se noi siamo la penultima regione d’Italia che ha adottato la rete oncologica, evidentemente qualche ragione ci sarà. Si continua a resistere e fortunatamente questo riguarda nicchie molto limitate, che ovviamente non vogliono cambiare le cose, mentre il bisogno delle persone si è trasformato e le condizioni di risposta del modello organizzativo sono insostenibili. Quindi non ho dubbi: se devo decidere se stare dalla parte di una petizione che ha migliaia di firme, e sarebbe bene anche capire quando uno firma che cosa gli viene raccontato all’atto della firma, oppure se devo stare dalla parte di chi deve garantire la sicurezza delle persone, io sto da quest’ultima parte”.
La scelta di dove collocare una prestazione non dipende solo dalla tecnologia – è stato ricordato nel corso della presentazione – ma dalla necessità di aggregare casistica. “Il sistema professionale oggi sceglie dove andare e ovviamente per motivi di sicurezza e di carriera sceglie di andare dove c’è alta casistica” ha sottolineato Riccardi.
Il potenziamento della rete senologica integrata ha migliorato notevolmente i tempi di attesa degli interventi chirurgici per il tumore maligno alla mammella in Asufc, come illustrato dal direttore sanitario David Turello, alla presenza anche del nuovo direttore medico di Tolmezzo e San Daniele Alessandro Conte.
Nel 2023 l’intervento per tumore alla mammella maligno era praticamente garantito nei tempi a una donna su due (50,4%), nel 2024 la percentuale ha raggiunto il 78,5% e nel 2025 ha toccato il 91,6%. Di questo lavoro di rete hanno così beneficiato molte pazienti, portando alla stabilizzazione di un risultato di eccellenza.
Turello ha ricordato che i pilastri del modello sono la presa in carico standardizzata, con percorsi di cura uniformi e accesso equo alle alte specializzazioni indipendentemente dal punto di ingresso nel sistema; la distribuzione appropriata della casistica con la concentrazione delle complessità chirurgiche dove sono presenti expertise e strutture di supporto per garantire migliori esiti di salute e la sostenibilità, che prevede un utilizzo efficiente delle sale operatorie e delle tecnologie, contrastando l’impoverimento degli organici nei presidi periferici.
In questo quadro il “San Antonio Abate” non solo mantiene le sue funzioni – Pronto Soccorso, Anestesia e Rianimazione, Chirurgia generale, Ortopedia, Ginecologia e Ostetricia (con Punto Nascita supportato dalla rete), Pediatria, Cardiologia, Oncologia e Diagnostica per immagini – ma avrà nuove specialità di Oculistica e Dermatologia.
Il dettaglio dell’offerta sarà al centro dei prossimi appuntamenti con gli amministratori locali che l’Azienda sta pianificando.
Per quanto riguarda la presenza dei servizi sul territorio, nel Distretto della Carnia, è stato ricordato come il modello unico del medico di vallata, con medici di esperienza ospedaliera che si mettono a disposizione sul territorio, riesca a garantire continuità a chi non ha il servizio del Medico di medicina generale.
Il Servizio mobile medico territoriale (Smmt) è inoltre un modello che ha già erogato prestazioni fondamentali, tra cui 566 visite internistiche, 230 ecografie toraciche e numerose biopsie e medicazioni complesse direttamente sul territorio.