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Oltre 7000 i lavoratori coinvolti da crisi aziendali in FVG

Sono oltre 7mila i lavoratori del Friuli Venezia Giulia, direttamente coinvolti da processi di crisi aziendali. A rivelarlo è un monitoraggio effettuato dall’Osservatorio Industria della Cisl Fvg, che ha scattato la fotografia dello stato di salute delle aziende regionali. 

Considerando 64 imprese in cui il Sindacato è presente, emerge che su 15mila addetti complessivamente occupati nelle realtà prese ad esame, ben la metà dei dipendenti risulta interessato da misure legate alle crisi. 

Ad essere colpito più duramente è il settore della metalmeccanica, che, da solo, conta 47 imprese in difficoltà. Tuttavia, preoccupazione destano anche altri comparti, che registrano situazioni di crisi: parliamo del commercio, del legno, i grafici e poligrafici, seguiti da vetro, edilizia e conciario. Tra le aziende in crisi l’Osservatorio cislino punta i riflettori sulla Friulpress, azienda di Sesto al Reghena attiva nella lavorazione dell’alluminio, l’ultima, in ordine di tempo, ad essere stata ceduta a un fondo tedesco, senza preavviso e senza coinvolgere i sindacati.

Quanto alla distribuzione territoriale si evidenzia una maggiore concentrazione nelle aree industriali a più alta densità: Pordenone con il 39% (25 aziende) e Udine con il 36% (23 aziende). Seguono Alto Friuli con l’12% (8 aziende), Gorizia con l’8% (5 aziende) e Trieste con il 5% (3 aziende)

Lo strumento di gran lunga più utilizzato per affrontare le difficoltà produttive resta la Cassa Integrazione Guadagni (CIG), segnale di una fase di rallentamento che colpisce diversi comparti manifatturieri. La crisi di mercato è la motivazione della crisi per 41 aziende su 64.

“A preoccupare ulteriormente il quadro economico – commenta per la Cisl Fvg, il segretario Cristiano Pizzo – sono le tensioni internazionali e le possibili ripercussioni sui mercati energetici. In particolare, eventuali limitazioni o blocchi nel traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di petrolio e materie prime, potrebbero provocare nuovi aumenti dei costi energetici e delle forniture industriali anche alle nostre imprese, così come già accaduto in passato”.

Un simile scenario – si legge in una nota della Cisl Fvg, all’indomani della convocazione del Dipartimento Industria che mette assieme tutte le categorie del manifatturiero – rischierebbe di aggravare le difficoltà delle imprese energivore e della manifattura regionale, già alle prese con margini ridotti e domanda incerta. L’aumento dei costi di energia e logistica potrebbe tradursi in ulteriori ricorsi agli ammortizzatori sociali e in una fase di maggiore instabilità per l’occupazione.

“Sarà quindi fondamentale – conclude Pizzo – monitorare l’evoluzione della situazione internazionale e adottare politiche di sostegno a imprese e lavoratori, per evitare che una crisi geopolitica si trasformi in una nuova emergenza industriale sul territorio regionale”.