Nasce il Distretto del Biologico della Val Canale e del Canal del Ferro
Il Distretto del Biologico della Val Canale e del Canal del Ferro si presenta come un nuovo modello di sviluppo per la montagna friulana, fondato su una visione condivisa del territorio e sulla capacità di creare alleanze stabili tra mondo agricolo, comunità locali, scuole, associazioni e pubbliche amministrazioni. Non si tratta di un’area amministrativa in senso stretto, ma di uno spazio geografico e funzionale in cui soggetti diversi collaborano per una gestione sostenibile delle risorse, secondo il modello biologico di produzione e consumo.
Il Distretto comprende i territori amministrati dai Comuni di Moggio Udinese, Resia, Resiutta, Chiusaforte, Dogna, Pontebba, Malborghetto-Valbruna e Tarvisio, estendendosi fino alle aree di confine con Slovenia e Austria, da Fusine a Coccau. Un’area ampia e strategica, che trova nella propria dimensione transfrontaliera e nella ricchezza ambientale un punto di forza, ma che al tempo stesso deve confrontarsi con le fragilità tipiche dei territori montani.
A definire l’identità del Distretto sono tre parole chiave: alleanze, biologico e sostenibilità. Tre concetti che non rappresentano semplici slogan, ma i pilastri concreti di un progetto che vuole generare valore nel lungo periodo.
Il primo elemento distintivo è quello delle alleanze. Il lavoro di rete costituisce infatti il cuore del Distretto. In montagna, gran parte delle aziende agricole è di piccole o piccolissime dimensioni, spesso a conduzione familiare. Si tratta di realtà preziose per la tutela del paesaggio, della biodiversità e delle produzioni locali, ma spesso troppo fragili per riuscire a incidere da sole nei processi decisionali o nelle strategie di sviluppo. In questo contesto, il Consorzio che gestisce il Distretto assume un ruolo centrale: raccoglie i bisogni del territorio, intercetta le criticità segnalate dalle imprese e costruisce risposte condivise, rafforzando la capacità delle aziende di far sentire la propria voce anche a livello istituzionale.
Il secondo pilastro è il biologico. Nel Distretto, questo concetto non si limita al metodo di produzione certificato e regolamentato, pur restando fondamentale per il riconoscimento formale dell’area e per il mantenimento della percentuale di Superficie Agricola Utilizzata biologica prevista dalla normativa. Il termine “biologico” viene interpretato in un senso più profondo e ampio, che richiama la sua origine etimologica: bios, vita, e logos, studio. Il Distretto diventa così uno “studio della vita”, un sistema che osserva e valorizza le relazioni tra uomo, ambiente, economia e comunità, promuovendo un approccio integrato e consapevole allo sviluppo locale.
La terza parola chiave è sostenibilità, intesa nelle sue tre dimensioni fondamentali: ambientale, economica e sociale. Ogni progetto promosso all’interno del Distretto nasce con l’obiettivo di generare benefici duraturi, tutelando le risorse naturali, sostenendo la vitalità delle imprese locali e rafforzando la coesione della comunità. Non solo protezione dell’ambiente, dunque, ma anche presidio del territorio, contrasto allo spopolamento, valorizzazione delle competenze e delle produzioni locali, costruzione di nuove opportunità per le giovani generazioni.
Un ruolo decisivo nel percorso di riconoscimento ministeriale del Distretto, previsto dalla Legge Regionale del 3 marzo 2023, è svolto dal Comitato Promotore, composto da soggetti particolarmente rappresentativi del territorio. Ne fa parte l’Università degli Studi di Udine, espressione del mondo scientifico e della ricerca, chiamata a offrire supporto metodologico e culturale a un progetto che punta su innovazione e conoscenza. C’è poi la Condotta Slow Food, attraverso i presìdi territoriali, che rappresenta le eccellenze produttive della montagna friulana e ne valorizza il legame con identità, tradizioni e qualità.
Accanto a questi soggetti, un ruolo di primo piano è ricoperto dall’Istituto Omnicomprensivo Bachmann di Tarvisio, simbolo concreto dell’alleanza tra scuola e territorio. La presenza dell’istituto testimonia la volontà di investire sulle nuove generazioni e di costruire strategie capaci di contrastare lo spopolamento montano, creando connessioni tra formazione, comunità e prospettive di sviluppo locale. Completano il Comitato il Consorzio e i suoi soci, impegnati a promuovere progettualità condivise e a garantire il mantenimento dei parametri richiesti dalla normativa in materia di SAU biologica.
Il Distretto del Biologico della Val Canale e del Canal del Ferro si propone quindi come molto più di un contenitore istituzionale. Vuole essere un laboratorio territoriale, un modello di cooperazione e una piattaforma di sviluppo capace di mettere in relazione esperienze, competenze e visioni diverse.
