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“Marcia nella neve” in Alta Val But nel ricordo della battaglia di Nikolajewka

Sabato 24 gennaio le comunità di Paluzza e Timau si uniranno in un profondo momento di memoria collettiva con la “Marcia nella neve”. L’evento, organizzato dai Gruppi Alpini Alto Bût in collaborazione con la Sezione Carnica dell’Associazione Nazionale Alpini, nasce per commemorare il sacrificio e l’eroismo legati alla storica battaglia di Nikolajewka.
La giornata inizierà alle ore 14:00 con il ritrovo dei partecipanti presso la caserma “Maria Plozner Mentil” di Paluzza. Dopo un’ora dedicata all’accoglienza, il programma entrerà nel vivo alle 15:00 con una breve lettura introduttiva che darà ufficialmente il via alla marcia. Il percorso non sarà soltanto un esercizio fisico, ma un vero e proprio itinerario spirituale e storico scandito da diverse tappe di raccoglimento.
Lungo il tragitto sono previste tre stazioni di riflessione: la prima presso il Monumento ai Caduti, la seconda alla Chiesa di San Daniele e la terza in prossimità della Madonna di Cima Moscardo. Questi momenti permetteranno ai partecipanti di fermarsi e meditare sul valore della memoria e del sacrificio degli Alpini.
L’arrivo a Timau è previsto per le ore 17:30, dove presso il Tempio Ossario si terrà la quarta e ultima stazione di riflessione. A suggellare l’evento sarà la celebrazione della Santa Messa a suffragio, prevista per le ore 17:45, un atto solenne per onorare chi non è mai tornato dal fronte.
Gli organizzatori invitano tutta la cittadinanza a partecipare, ricordando però che la marcia richiede un impegno fisico consapevole. Non saranno infatti presenti punti di ristoro intermedi, che verranno allestiti solamente al termine della cerimonia. Date le condizioni invernali e l’orario serale, è strettamente richiesto un abbigliamento adeguato, calzature idonee ai sentieri innevati e l’utilizzo di una pila frontale per garantire la sicurezza durante il cammino.

La battaglia di Nikolajewka, combattuta il 26 gennaio 1943, rappresenta uno degli episodi più drammatici ed eroici della Seconda Guerra Mondiale per l’esercito italiano. Essa segnò il culmine della disperata ritirata dal fronte del Don delle truppe dell’ARMIR (Armata Italiana in Russia), ormai circondate dalle forze sovietiche dopo il crollo del fronte.
In seguito all’offensiva russa denominata “Operazione Piccolo Saturno”, il Corpo d’Armata Alpino si ritrovò intrappolato in una gigantesca sacca. Migliaia di soldati iniziarono una marcia estenuante a piedi, nel cuore dell’inverno russo, con temperature che scendevano spesso sotto i -30°C. Senza rifornimenti, stremati dalla fame e dal gelo, gli Alpini dovettero affrontare continui attacchi nemici per aprirsi un varco verso la salvezza. 
Nikolajewka (oggi Livenka) era l’ultimo sbarramento sovietico che separava gli italiani dalla libertà. Il villaggio, situato su un terrapieno ferroviario, era pesantemente difeso. Dopo ore di scontri sanguinosi e falliti tentativi di sfondamento, la situazione appariva senza speranza. Fu allora che il generale Luigi Reverberi, comandante della divisione “Tridentina”, salì su un semovente tedesco e al grido di “Tridentina, avanti!” trascinò i suoi uomini in un ultimo, disperato assalto frontale.
La massa d’urto composta da migliaia di uomini, spinti dalla sola forza della disperazione, riuscì a travolgere le linee sovietiche. Questo successo permise a circa 40.000 uomini (tra italiani, tedeschi e ungheresi) di uscire dalla sacca e continuare la ritirata, salvandosi da morte certa o dalla prigionia nei lager russi.
Nikolajewka è oggi celebrata non come una vittoria militare nel senso classico, ma come il simbolo del sacrificio, della solidarietà tra soldati e della volontà di sopravvivere di fronte a un destino tragico.