Lavoro pubblico in Fvg, 3000 lavoratori in più in dieci anni
Il comparto pubblico in Friuli Venezia Giulia chiude il 2024 con un segno positivo, consolidando una tendenza che vede la regione ai vertici nazionali per numero di statali in rapporto alla popolazione. Secondo l’ultima elaborazione dei dati Inps curata da Alessandro Russo, ricercatore dell’Ires Fvg, i dipendenti pubblici in regione hanno raggiunto quota 89.684, con un incremento di 626 unità rispetto all’anno precedente. Una crescita dello 0,7% che ha interessato capillarmente tutte e quattro le province, spinta in particolare dal comparto scolastico.
La metamorfosi del decennio: tra tagli e rilanci
Analizzando l’ultimo decennio, il settore pubblico regionale ha vissuto trasformazioni profonde. Se dal 2014 a oggi l’organico complessivo è aumentato del 3,6%, la distribuzione interna racconta storie opposte. Da un lato spicca il rafforzamento della Scuola (+17,4%) e del Servizio Sanitario (+6,5%), dall’altro emerge il drastico ridimensionamento delle Amministrazioni Centrali, che hanno perso quasi un quinto del personale (-18,9%). Le Amministrazioni Locali, dopo anni di contrazione, mostrano invece i primi segnali di un’inversione di tendenza positiva a partire dal 2023.
Tuttavia, la crescita recente poggia su basi fragili: l’aumento dei contratti a termine. Dopo il picco dell’emergenza pandemica, l’incidenza dei precari è tornata a salire nel 2024, attestandosi al 13,3%. Il fenomeno è macroscopico nel mondo dell’istruzione, dove quasi un lavoratore su tre non gode di un contratto a tempo indeterminato.
Geografia e demografia del lavoro pubblico
Il Friuli Venezia Giulia si conferma una regione ad alta densità di impiego pubblico, occupando il quinto posto in Italia con 75,1 dipendenti ogni 1.000 residenti. Il primato regionale spetta a Trieste che, con un rapporto di 95,9 su 1.000, si piazza al quarto posto nella classifica nazionale delle province, preceduta solo da Bolzano, Roma e Aosta.
Il profilo identitario del dipendente pubblico regionale resta marcatamente femminile (oltre il 60% del totale), con punte vicine all’80% nella sanità e nella scuola. Di segno opposto il comparto sicurezza e difesa, dove le donne sono appena il 9,9% ma la forza lavoro risulta significativamente più giovane. Proprio l’età media rappresenta una criticità per l’intero settore: la metà dei dipendenti pubblici regionali ha superato i 50 anni, una quota ben superiore al 35,7% registrato nel settore privato.
Il nodo degli stipendi e il confronto con il privato
Sul fronte retributivo, Trieste si conferma l’isola felice con una retribuzione lorda media di 38.048 euro, la sesta più alta d’Italia. A livello regionale la media scende a 36.167 euro, con disparità interne enormi: si passa dai 51.626 euro medi di Università ed Enti di ricerca ai soli 24.365 euro della Scuola, penalizzata dall’alta quota di part-time e precariato. Resta marcato anche il gender pay gap: le donne guadagnano in media il 23,8% in meno dei colleghi uomini.
Interessante il confronto con il mondo delle imprese private: nel 2024 il lavoratore pubblico ha percepito mediamente 11.000 euro in più rispetto a chi opera nel privato. Questa differenza è particolarmente evidente nell’isontino, mentre tende a ridursi nel pordenonese. Mentre nel privato oltre la metà dei lavoratori non raggiunge i 25.000 euro annui, nel pubblico quasi il 30% degli occupati supera la soglia dei 40.000 euro, delineando un mercato del lavoro regionale a due velocità.
