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La Pmp Industries di Coseano in Bosnia per un contributo allo sviluppo e all’integrazione europea

L’ambasciatrice d’Italia a Sarajevo, Sarah Eti Castellani, ha visitato questa mattina i due stabilimenti che il gruppo friulano Pmp Industries possiede nella Repubblica Serba di Bosnia Erzegovina, accompagnata dal fondatore e presidente Luigino Pozzo. Prima lo stabilimento di Gradiška, entrato a far parte del gruppo nel 2006, e successivamente quello di Laktaši, inaugurato pochi mesi fa a seguito di un investimento di 35 milioni di euro. Entrambi gli impianti operano a supporto della casa madre di Coseano e commercializzano i propri prodotti prevalentemente sul mercato europeo La visita, alla quale hanno preso parte anche i sindaci delle due città, Zoran Adžić e Miroslav Bojić, è stata inoltre l’occasione per Castellani e Pozzo – che è anche presidente di Confindustria Udine – per confrontarsi sui temi della diplomazia economica, un ambito oggi sempre più rilevante anche negli equilibri geopolitici internazionali.

Collaborazione consolidata

“L’Italia è già primo fornitore e secondo partner commerciale della Bosnia Erzegovina e le realtà produttive italiane che operano nel Paese impiegano oltre 10mila addetti – ha detto l’ambasciatrice -. La collaborazione economica tra i due Paesi, quindi, rappresenta un patrimonio strategico, che contribuisce alla profondità delle relazioni bilaterali. Le imprese italiane come Pmp Industries mostrano come una visione innovativa, unita a capacità produttiva e all’attenzione al territorio possano contribuire allo sviluppo economico. La storia di successo di Pmp Industries costituisce inoltre un ottimo esempio di quelle opportunità che la Bosnia Erzegovina può fornire alla nostra economia”.

Investimenti anche nella scuola

“Operiamo da 20 anni nella Repubblica Serba di Bosnia Erzegovina con ottimi risultati, grazie alla proficua collaborazione con le istituzioni locali e a una profonda integrazione sociale che l’azienda ha saputo costruire nel tempo – ha spiegato Pozzo -. Pmp Industries ha contribuito in modo significativo al rilancio degli istituti tecnici, collaborando con l’Università e investendo anche nel sociale attraverso realtà sportive e culturali del territorio. I nostri due stabilimenti lavorano sostanzialmente a supporto della casa madre italiana o in collaborazione con clienti europei: gran parte del materiale prodotto viene esportato in Europa, con un vantaggio reciproco rilevante. La crescita delle nostre aziende in Bosnia Erzegovina, così come quella di altri investitori europei, contribuisce inoltre a creare opportunità occupazionali locali e, in diversi casi, stiamo osservando anche percorsi di rientro professionale”.

Il percorso di integrazione europea

L’economia della Bosnia Erzegovina presenta un forte legame con quella europea, verso cui la federazione indirizza il 73% delle proprie esportazioni. “È evidente che l’adesione all’UE potrà garantire stabilità e crescita, creando le condizioni per attirare ulteriori investimenti significativi e rafforzando lo sviluppo industriale del Paese – ha continuato Castellani -. Basti pensare come, dopo l’ingresso della Croazia nell’Unione, il commercio tra Croazia e Slovenia sia aumentato del 380 per cento. I cittadini della Bosnia Erzegovina vogliono entrare e lo dimostrano anche recenti sondaggi condotti nelle due entità della federazione. È opportuno pertanto che le riforme avanzino senza ritardi, perché ogni esitazione politica ha un costo reale in termini di opportunità e di investimenti. Il percorso europeo resta la via indispensabile per un futuro prospero per cittadini e imprese e in questo percorso la Bosnia Erzegovina potrà contare sul sostegno italiano”.
“Noi industriali stiamo facendo la nostra parte, anche grazie al sostegno delle agenzie nazionali e regionali per l’internazionalizzazione – ha concluso Pozzo –. Dal confronto con le persone del territorio emerge chiaramente un forte senso di appartenenza all’Europa, per geografia, storia e valori. È importante che le istituzioni accompagnino con tempestività questo percorso, perché l’intera area balcanica, a poche ore di distanza dai nostri confini, rappresenta uno spazio strategico per il futuro dell’Europa e suscita un crescente interesse a livello internazionale”.