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Il lusso del silenzio e l’assenza dai social, ecco la nuova frontiera turistica della Val Resia

In un mercato turistico dominato dall’esposizione digitale costante, la Val Resia sceglie una strategia di posizionamento basata sulla controtendenza. L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Anna Micelli, ha presentato un piano di promozione territoriale che punta sul valore dell’isolamento e sulla valorizzazione della propria assenza dai circuiti del turismo di massa. La proposta si allontana dai modelli tradizionali di ricezione alpina per intercettare una nicchia specifica di viaggiatori interessati a quello che viene definito il lusso del silenzio, trasformando la scarsa notorietà digitale in un elemento di esclusività e autenticità.

Il cuore della campagna si riassume nel messaggio che invita a scoprire la valle prima che diventi di moda, un approccio che utilizza il marketing della sottrazione per differenziarsi dalle destinazioni sature. Invece di investire su infrastrutture ad alto impatto o su servizi standardizzati, la strategia punta sulla conservazione dell’identità locale, caratterizzata da una lingua arcaica e tradizioni secolari. L’obiettivo è attrarre il segmento del turismo trasformativo, particolarmente apprezzato dal mercato internazionale, dove il valore dell’esperienza non risiede nel consumo di servizi, ma nella possibilità di distanziarsi dalla pressione sociale dei social media e dai ritmi urbani.

Questa operazione di resistenza culturale mira a trasformare la Val Resia in una sorta di ultima frontiera alpina, dove la natura e il paesaggio rimangono prioritari rispetto alla loro riproducibilità fotografica. Attraverso l’iniziativa identificata dal riferimento alla valle che non c’è su Instagram, l’amministrazione intende innescare un processo di sviluppo sostenibile che protegga il territorio dall’overtourism, garantendo al contempo una visibilità strategica a chi cerca forme di viaggio più lente e profonde. Il progetto si configura dunque come un modello economico alternativo che scommette sulla conservazione dell’integrità territoriale come principale fattore di competitività.