“DUM. Una storia di mare”. A Tolmezzo la proiezione del documentario sulla Comunità Dinsi Une Man
La Comunità di Volontariato Dinsi Une Man nasce oltre cinquant’anni fa sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro per garantire vacanze al mare a persone con disabilità. Una scelta rivoluzionaria per quei tempi, quando i disabili vivevano per lo più chiusi in casa o negli istituti. Oggi prosegue dalla sede di Tolmezzo con lo stesso spirito volontario, pur aggiornato, e coinvolge sempre nuovi giovani.
Per raccontare questa esperienza comunitaria unica nel suo genere, con le migliaia e migliaia di persone che l’hanno attraversata, il regista udinese Claudio Cescutti ha girato nel 2025 il film documentario DUM. Una storia di mare. Il film sarà proiettato venerdì 20 marzo alle ore 20.30 al Cinema David di Tolmezzo, che da sempre apre il suo cartellone al racconto del territorio e delle sue esperienze di impegno civico.
“Era un’emozione nei primi anni andare col furgone a prendere persone con disabilità nei paesini carnici più sperduti – racconta Simone Borsetto, uno dei volontari di allora – e sapere che quelle erano le uniche due settimane dell’anno in cui uscivano di casa”.
“Ho cercato di unire il racconto storico delle interviste – spiega il regista Claudio Cescutti – con l’esperienza attuale, mostrando la vita quotidiana di un soggiorno estivo”. La telecamera entra così con grande rispetto nelle stanze dove persone con e senza disabilità dormono, si vestono, si lavano, scherzano, discutono. Riprende la normalità di una vacanza al mare, fatta però di gesti tutti speciali.
Il documentario è stato selezionato al Courage Film Festival di Berlino, al Migration Matters Film Festival di Stoccolma e al Fashion and Art Festival del film italiano di Los Angeles. La proiezione tolmezzina è organizzata in collaborazione con la Comunità di Rinascita, da sempre vicina al DUM, e con il Nuovo Cinema David. A conferma della sua sensibilità, il Cinema devolverà la metà dell’incasso per la serata alle attività del Dinsi Une Man.
DUM. UNA STORIA DI MARE, di Claudio Cescutti, 2025, 65′
SCHEDA DEL FILM
Di fronte il mare, più di cinquant’anni di impegno alle spalle. Negli anni ’70, quando la disabilità significava spesso isolamento, un gruppo di volontari a Lignano Sabbiadoro costruì un villaggio accessibile: un luogo dove una vacanza diventava possibile per tutti, senza barriere, vissuta insieme e non separatamente.
Così nacque DUM – Dinsi Une Man, “darsi una mano” in friulano – una comunità in cui tutti partecipano secondo le proprie capacità, in un’atmosfera di condivisione e rispetto reciproco. Stagione dopo stagione, migliaia di persone dall’Italia e dall’Europa hanno vissuto questa esperienza unica, che continua oggi grazie alle nuove generazioni, spesso figli e nipoti dei primi volontari. Girato nell’estate del 2024, il documentario intreccia tre fili narrativi che si inseguono e si riflettono tra loro, costruendo una storia intima e collettiva che racconta anche dei cambiamenti culturali, sociali e politici avvenuti nell’arco di mezzo secolo.
Un primo livello è quello della memoria: materiali d’archivio che riaffiorano come tracce di un passato condiviso, frammenti che danno profondità al presente. Sono immagini che testimoniano un tempo passato, ma continuano a vivere.
Un secondo livello si sviluppa nella vita quotidiana dell’estate: i turni in spiaggia delle persone con disabilità, osservate nei loro gesti più semplici e vitali. Non ci sono filtri o artifici: la camera indugia sulle loro abitudini intime e spesso invisibili – lavarsi i denti, addormentarsi, prepararsi per il bagno – rivelando la delicatezza di una dimensione domestica che diventa universale.
Infine, emergono le voci dei protagonisti nelle interviste, dove il montaggio minimizza l’intervento.
Qui non parlano solo le parole: sono i silenzi, le pause, gli sguardi lontani a creare significato, con sfumature paralinguistiche – intonazione, inflessioni, esitazioni – come elementi essenziali della comunicazione.
Questo focus sull”inespresso’ non rallenta la narrazione ma lo arricchisce di profondità emotiva, trasformando la lentezza in un tempo fertile, capace di generare empatia, diventando un atto di resistenza: significa riconoscere che le parole non sono mai solo informazioni, ma un processo carico di emozione, esitazione e fragilità. Abbracciare il silenzio significa riconoscere i protagonisti come soggetti complessi, non semplicemente come testimoni. Lo spettatore non è chiamato a consumare rapidamente il contenuto, ma a fermarsi nell’intimità del momento, sviluppando una forma di empatia che va oltre la superficie del discorso.
Una produzione Organizzazione di Volontariato Comunità Dinsi Une Man
con il contributo del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia
