Confindustria Udine, quarto trimestre caratterizzato da un rafforzamento dell’attività produttiva
L’industria della provincia di Udine archivia il 2025 con un segnale di vitalità che interrompe un ciclo negativo durato tre anni. I dati dell’ultima indagine congiunturale, elaborata dall’Ufficio Studi di Confindustria Udine, descrivono un quarto trimestre caratterizzato da un rafforzamento dell’attività produttiva, cresciuta dell’1,5% sia rispetto al trimestre precedente sia nel confronto su base annua. Questo scatto finale ha permesso al comparto manifatturiero friulano di chiudere l’esercizio con un bilancio medio del +0,2%, un risultato che, per quanto contenuto, brilla nel confronto con la flessione dello 0,5% registrata a livello nazionale.
Il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo, ha accolto con fiducia questi numeri, sottolineando come il sistema locale abbia dimostrato una resilienza superiore alla media nonostante un contesto geopolitico ed economico estremamente volatile. A trainare la ripresa è stato ancora una volta l’export, capace di compensare la debolezza di un mercato interno frenato dall’incertezza e da vendite complessive che segnano ancora un lieve arretramento.
L’analisi dei singoli comparti rivela un panorama a più velocità. Se la meccanica e la siderurgia consolidano la loro posizione con crescite costanti, performance particolarmente brillanti arrivano dal legno-arredo e dai materiali da costruzione. Al contrario, il settore chimico e l’alimentare mostrano ancora segnali di sofferenza. Sul fronte dei costi energetici, sebbene il prezzo del gas appaia stabilizzato intorno ai 31 euro al megawattora, preoccupa il nuovo rincaro del petrolio, salito a 71 dollari al barile, mentre sul piano finanziario i tassi di interesse applicati alle imprese sembrano aver esaurito la loro parabola discendente.
Le prospettive per il biennio 2026-2027 restano comunque moderatamente ottimistiche, con una previsione di crescita del PIL regionale dello 0,5% annuo. A sostenere questo clima di rinnovata fiducia è anche il miglioramento del sentiment degli imprenditori: la quota di chi prevede un aumento della produzione è balzata dal 9% al 20%, supportata da un portafoglio ordini in decisa ripresa. Anche il mercato del lavoro tiene, mostrando una sostanziale stabilità occupazionale nonostante le turbolenze.
Secondo Pozzo, la parola d’ordine per consolidare questo recupero rimane l’innovazione. La sfida del futuro si gioca sulla capacità di integrare il “sapere” con il “saper fare”, puntando su digitalizzazione, sostenibilità e, soprattutto, sulla formazione delle risorse umane. Tuttavia, per trasformare queste intenzioni in realtà, il mondo industriale chiede certezze normative: resta prioritario lo sblocco dei decreti attuativi sull’iperammortamento, essenziali per far partire quegli investimenti tecnologici che le imprese hanno già in cantiere ma che sono attualmente frenati dall’attesa di indicazioni tecniche definitive. In un mercato globale sempre più competitivo, la sinergia tra istituzioni, università e tessuto produttivo diventa l’unico driver possibile per una crescita strutturale e duratura.
(nella foto Luigino Pozzo)
