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Commercio estero, la Germania si conferma primo mercato per il Friuli: crollo delle vendite negli Usa

Nel 2025 le esportazioni della provincia di Udine hanno registrato una sostanziale stabilità, attestandosi a quota 7,14 miliardi di euro, lo stesso valore dell’anno precedente. Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine su dati Istat, il sistema produttivo friulano sta attraversando una fase di riassestamento caratterizzata da andamenti molto diversi tra i vari comparti manifatturieri.

Sul fronte dei segnali positivi spicca il balzo delle apparecchiature elettriche, cresciute del 28,2%, seguite dal settore alimentare che segna un +6,2% e dalla gomma-plastica con un +1,8%. Di contro, soffrono alcuni pilastri storici dell’economia locale: la metallurgia perde il 4,1%, i macchinari il 2,1% e il settore del mobile registra una contrazione del 6,5%. Anche i prodotti in metallo sono in calo del 3,1%, mentre la chimica resta ferma su valori simili al 2024.

L’analisi geografica conferma la Germania come primo partner commerciale con una crescita del 3,3%, trainata proprio dai prodotti metallurgici. Si rileva invece una brusca frenata verso gli Stati Uniti, dove l’export è crollato del 17% a causa della minore domanda di macchinari e mobili, influenzata anche dal peso dei dazi. Altri mercati mostrano segnali alterni: crescono Austria, Croazia, Turchia e Regno Unito, mentre arretrano Spagna, Polonia e Slovenia.

Le prospettive per il prossimo futuro sono condizionate dalle forti tensioni geopolitiche nel Golfo e nello Stretto di Hormuz, che hanno già provocato rincari energetici significativi. Luigino Pozzo, presidente di Confindustria Udine, ha commentato la situazione sottolineando come «l’evoluzione del quadro macroeconomico appare strettamente dipendente dalla durata e dall’intensità delle tensioni geopolitiche, nonché da eventuali interruzioni delle infrastrutture energetiche e delle principali rotte commerciali».

Nonostante le stime di crescita del Pil per l’anno in corso si fermino allo 0,5%, l’associazione mantiene un approccio positivo. «Manteniamo un approccio positivo, considerate le oggettive difficoltà congiunturali e soprattutto la grande capacità di adattamento già dimostrata in questi anni difficili da un comparto industriale territoriale tenace e resiliente», ha aggiunto Pozzo. Per il presidente resta vitale continuare a «investire in innovazione e qualificazione delle risorse umane per assicurare al nostro tessuto produttivo la capacità di rimanere competitivo sui mercati internazionali».

(nella foto Luigino Pozzo)