Tolmezzo longobarda, si continua a scavare
C’è
ancora tanto da scoprire sulle origini di Tolmezzo, che alla luce
dei più recenti ritrovamenti di una necropoli nell’area
sud-ovest del Castello, potrebbe essere ricondotta addirittura al
7° secolo d.c., in periodo longobardo. Per questo occorre
continuare a scavare e a setacciare l’area di Prà Castello e
portare avanti gli interventi di recupero e valorizzazione
dell’antico maniero. Con l’obiettivo finale di farci poi un
anello di collegamento sentieristico tra il pianoro, la Torate, i
siti trecenteschi, il centro città e l’orto botanico del
“Gortani”.
L’interesse
e la curiosità cresce di anno in anno e lo si è capito
giovedì nel corso delle celebrazioni della Fieste da Patrie
dal Friûl, promosse dalla Nuova Pro Loco Tolmezzo in
collaborazione con l’amministrazione comunale, che ha visto
l’inaugurazione della Torre Reytembergher alla presenza del sindaco
Dario Zearo, del consigliere provinciale Luigi Gonano di quello
comunale Alfonso Fasolino, del già presidente del Consiglio
regionale Antonio Martini, del presidente e del segretario della Pro
Loco, Zamolo e Martin oltre ad alcune decine di cittadini ed
appassionati. Inoltre è stato letto un messaggio del
consigliere De Prato perché impossibilitato a presenziare
all’evento .
Sono state due
le persone alle quali si è voluto rivolgere il pensiero nel
momento del taglio del nastro: lo storico Federico Morocutti,
scomparso un anno fa ed autore del volume “La Storia di Tolmezzo,
al quale è stata dedicata la mostra fotografica che racchiude
la documentazione raccolta durante gli scavi al Castello ed alcune
pitture e pubblicazioni personali; l’architetto Claudio Puppini,
colui che diede moltissimo al recupero dell’anima medioevale di
Tolmezzo, lavorando negli anni ’90 ai primi progetti di recupero
dei siti Trecenteschi della città.
“Sino ad ora si
fa riferimento a quel periodo ma sono diversi gli elementi che
potrebbero anticipare sulla linea della storia la nascita di Tolmezzo
– hanno concordato Martini e Zamolo – il sito del Castello
potrebbe essere riconducibile addirittura ai longobardi o ancor prima
ai romani vista la necropoli trovata a sud-ovest del Castello,
nell’area sottostante Precefic. Sfruttando finanziamenti
regionali messi a disposizione nel 2007 – ha proseguito ancora
Martini – si potrebbe puntare alla pulitura del rio Cuistello a
monte e a valle degli scavi del castello, alla pulitura del Broili
Calligaris, alla riapertura dell’accesso da Via Gemona e alla
sistemazione di quello da Via Cascina, con la richiesta finale alla
sovrintendenza di avere in deposito i reperti ed il materiale
archeologico recuperato”.
A seguire
presso l’Albergo Roma sala affollata per Renzo Balzan
dell’Università della Terza Età della Carnia” corso
di lingua e letteratura ladina friulana, che ha proposto il
documentario storico in lingua ladina friulana “Cence rumôrs”
e la presentazione dei volumi in lingua ladina friulana pubblicati
nel 2013 in città.
