Agemont, per il PD Tondo è come Penelope

La vicenda Agemont, per i consiglieri del PD Enzo Marsilio e
Sandro Della Mea, è un chiaro esempio di come il presidente
Tondo assomigli alla mitologica Penelope, ovvero deve ricorrere
a stratagemmi per evitare di mantenere ciò che ha promesso.

La Giunta Illy – ricordano i due consiglieri – per rafforzare le
piccole aziende del territorio montano, e quindi poter conseguire
gli obiettivi statutari, aveva fatto confluire Agemont in Friulia
Holding. Rimaneva solo da definire come dotare finanziariamente
la società. A tal fine, era stata  individuata una soluzione
adeguata, che evitasse di ricapitalizzare ogni anno la società.
Ma è arrivato Tondo a gridare allo scandalo e così prima Agemont
è uscita dalla holding, poi ha ottenuto da Bankitalia
l’autorizzazione ad essere iscritta nell’albo degli intermediari
finanziari, poi è stato detto che una società in house non può
operare a favore di soggetti terzi e ancor meno sostenere
imprese, ciò per il rischio di concedere alle stesse degli aiuti
di Stato indiretti.

Ecco che il presidente Tondo e l’assessore Ciriani – proseguono
Marsilio e Della Mea – propongono la chiusura della società o la
sua trasformazione in  una costola di Friulia. Ovvero di
ripristinare la situazione precedente, cioè di tornare a quanto
era stato fatto dalla Giunta Illy. Il che significa riconoscere
di aver perso due anni semplicemente per non aver voluto
ascoltare chi, con cognizione di causa, aveva già approfondito la
materia  e aveva adottato in proposito le scelte più appropriate.

Forse, al di là della confusione apparente – avvertono i due
consiglieri concludendo -, un qualche disegno strategico emerge,
ma si tratta di un piano che, se riesce, metterà il controllo su
tutto e tutti dovranno passare di lì con il cappello in mano,
alla faccia della buona democrazia.