Impianto fotovoltaico ad Arta, la minoranza insorge
Mentre in Carnia infuria la polemica sull’elettrodotto che dovrebbe attraversare la Valle del But, il Comune di Arta Terme si appresta ad approvare un progetto per un impianto fotovoltaico a terra in quota (900 m) che interessa 12.000 metri quadrati di terreno agricolo “a maggior pregio ambientale e paesaggistico” nel quasi totale silenzio delle locali associazioni ambientaliste. Lo dicono i consiglieri di minoranza Guido Della Schiava, Luigi Gonano, Giovanni Radina e Gianni Gardel, i quali hanno convenuto che l’impatto ambientale che tale impianto arrecherà localmente al territorio non è certamente inferiore rispetto ai tralicci di 35 metri dell’elettrodotto. Secondo Guido Della Schiava: “Sicuramente, per questa installazione non sarà prevista alcuna compensazione per la popolazione, tuttavia in loco rimarrà uno spettacolare scempio ambientale. L’energia prodotta verrà pagata dallo Stato più di quattro volte il suo costo reale grazie agli incentivi (che sono di gran lunga i più consistenti d’Europa) prelevati sulla bolletta di tutti noi. Altro che tariffe agevolate per compensare il disagio! Se i pannelli sui tetti per uso domestico hanno un senso, molti definiscono queste produzioni industriali speculative ed economicamente parassitarie. In tutta Italia, regioni e province cercano di limitare i danni di questi fenomeni speculativi e, ogni giorno, sale la protesta di chi richiede limitazioni a questi megaimpianti su terra”. Lo scorso settembre la giunta della Provincia di Bolzano, appena a ricevuto la competenza, ha vietato espressamente il fotovoltaico in campo aperto. “I pannelli vanno posizionati sui tetti delle case e dei capannoni industriali: vogliamo stroncare sul nascere questo possibile sviluppo per non trovarci con un territorio devastato come già accaduto da altre parti” ha dichiarato l’assessore all’ambiente della Provincia di Bolzano Michl Laimer. Italia Nostra definisce un “cancro” il fotovoltaico a terra che, nel Salento, sta creando una vera e propria emergenza.
“In Carnia invece – prosegue Della Schiava – con un silenzio assordante di Legambiente e degli altri enti che dovrebbero essere interessati alla situazione, il Comune di Arta, primo assoluto in regione e forse anche in Italia, si appresta a dare il via libera ai megaimpianti in montagna, rovinando anche quel paesaggio che rappresenta la nostra unica ricchezza e che sicuramente potremmo valorizzare anche a fini turistici. Dobbiamo inoltre ricordare che tempo fa la giunta comunale si era schierata contro una centralina idroelettrica da realizzarsi insieme ai comuni di Paularo e Ligosullo i cui proventi avrebbero dovuto essere utilizzati per i servizi dei cittadini dei Comuni interessati, invece scalpita per approvare velocemente un progetto che ai cittadini non porta nulla se non un devastante danno ambiente”.
