E’ la genomica la nuova sfida degli allevatori regionali
Adeguamento degli schemi di selezione genomica, promozione sul mercato di nuovi prodotti, formazione degli allevatori, sviluppo di banche dati sui capi bovini. Saranno queste le quattro sfide alle quali saranno chiamati gli allevatori del Friuli Venezia Giulia con i prossimi miglioramenti genetici delle razze bovine possibili grazie alle innovazioni nelle strumentazioni di ricerca. Di queste stringenti novità ma anche delle difficoltà dell’allevamento di montagna si è parlato sabato a Cogliat di Paularo, in Carnia, durante il meeting sulla Bruna Alpina organizzato dall’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Paularo.
“La nostra speranza – ha spiegato il presidente degli allevatori regionali Luca Vadori – è che queste aziende eroiche riescano a resistere in questi territori, ne va della sopravvivenza futura della montagna; per farlo devono assolutamente aprirsi alle innovazioni che interessano il nostro settore, proprio per questo siamo saliti qui nell’azienda della famiglia Screm a parlare coraggiosamente di genetica, offrendo la possibilità a chi opera in quota di riscoprire, anche con l’aiuto della tecnologia, razze come la Bruna Alpina, adatta a vivere in questi ambienti ostici; a queste aziende l’appello di continuare a crederci – ha proseguito Vadori, supportato dal vice-presidente Claudio Peresson – sfruttando soprattutto la vendita e trasformazione dei prodotti in loco che attualmente non sono adeguatamente valorizzati”.
Presenti davanti a circa un centinaio di allevatori, il consigliere regionale Enore Picco in rappresentanza dell’assessore Claudio Violino, l’assessore provinciale alla Montagna Ottorino Faleschini, il sindaco di Paularo Maurizio Vuerli con l’assessore comunale Annino Unida.
“Prosegue con un altra tappa in Carnia la nostra azione costante sul territorio – ha sottolineato il direttore Oliviero Della Picca – per venire incontro alle esigenze dei nostri associati e per formarli adeguatamente in vista delle sfide del futuro”.
E’ toccato quindi al dottor Attilio Rossoni, dell’Ufficio Studi ANARB, illustrare cos’è e come funziona la selezione genomica dei capi bovini: “con le nuove strumentazioni a nostra disposizione – ha detto – siamo in grado di visionare 54 mila punti del Dna di tori, mucche e vitelli; tra i vantaggi la riduzione dei tempi nelle determinazioni degli indici genetici (e quindi delle potenzialità dei capi bovini) che attualmente sono lunghi sei anni oltre poi ad esempio il raggiungimento della percentuale del 78% di attendibilità sulla razza Burna, così come richiesto dall’Unione Europea; di queste innovazioni – ha concluso – gli allevatori dovranno servirsene in modo adeguato con la dovuta formazione”.
Nuove sfide che l’azienda agricola azienda ospitante di Marino e Pietro Screm è pronta a raccoglie, dall’alto della sua ultradecennale esperienza. Dal 1957 infatti il padre Pietro ha iniziato a gestire diversi capi di bestiame della zona. Da qui dopo il terremoto la costruzione della stalla di proprietà a Cogliat di Paularo che attualmente alleva 67 capi tra vacche, giovenche, vitelli e manze. Nel periodo estivo la monticazione, guidata dal figlio Marino, si svolge in Malga Pramosio, in comune di Paluzza, dove la stessa famiglia gestisce anche il rinomato agriturismo.
