Picco: ai comuni montani la gestione dell’acqua
Giù le mani dall’acqua. Che è e resta “bene
inalienabile e pubblico per definizione. E che deve essere gestita in modo
autonomo dai piccoli Comuni montani”. Arriva da Enore Picco, consigliere
regionale della Lega Nord, il “messaggio ai naviganti” che vuole tutelare le
“piccole amministrazioni del territorio montano”. Picco ha presentato
un’interpellanza alla giunta regionale per sapere se “in seguito alla
soppressione delle Autorità d’ambito territoriale ed alla necessaria modifica
della legge regionale in materia, non ritenga opportuno prevedere che ai
piccoli Comuni montani sia consentito, se lo ritengono, gestire in economia ed
in proprio il servizio idrico senza consenso dell’ente svolgente le funzioni
degli ex ATO e senza discriminazioni di sorta”. In sintesi, Picco chiede che
siano i Comuni a scegliere come gestire l’acqua, anche alla luce del fatto che
“si tratta di una risorsa preziosissima e presente in grande quantità sul
nostro territorio”. Il leghista ricorda che “alcuni Comuni montani chiedono di
mantenere la gestione del servizio idrico locale pur facendo parte dell’Ambito
territoriale ottimale” e che “grazie alla ricchezza della risorsa idrica in
tali aree si riesce a garantire un servizio ai massimi livelli ai minimi costi
e che un’ eventuale gestione di una SPA comporterebbe un aumento della tariffa
da euro 50/60 annui a euro 170/180”. Ecco quindi l’inghippo: sottrarre ai
Comuni l’acqua significa privarli di un elemento “cardine” e di “far impennare
le bollette. E quindi danneggiare la cittadinanza”. Picco chiude con una
considerazione generale: “E’ di estrema urgenza modificare la normativa
regionale vigente devolvendo le funzioni ora svolte dalle Ato in materia di
servizio idrico alle Province al per eliminare, secondo la volontà del
legislatore nazionale, ulteriori ed inutili sovrastrutture. Ma- rimarca- la
gestione dell’acqua dovrebbe rimanere in capo ai piccoli Comuni montani come
richiesto dagli stessi amministratori locali”.
