VILLA SANTINA- Ancora polemiche sulla Marconi
L’attività di recupero e di riutilizzo di materiali provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti – come ad esempio le plastiche – è senz’altro positiva.
Qualche perplessità può sorgere se un’industria impegnata in questo settore non utilizza i materiali provenienti dal servizio di raccolta effettuato nella zona in cui è insediata, ma si rivolge per l’approvvigionamento ad altri territori, soprattutto all’estero.
Non solo perplessità, ma seria preoccupazione e giusta protesta da parte dei cittadini insorgono, poi, nel caso che un’industria di questo tipo – nella fattispecie la Marconi di Villa Santina – dimostri anche scarsa sensibilità per l’impatto ambientale delle sue lavorazioni e ignori del tutto il rispetto di alcune norme elementari di igiene e sicurezza.
Legambiente si era occupata del caso alcuni anni fa, sollecitata dagli abitanti che risiedono nelle vicinanze dell’azienda da ben prima che quest’ultima avviasse la sua attività e preoccupati per i possibili riflessi sulla loro salute. All’epoca erano stati segnalati vari problemi: una forte rumorosità in corrispondenza con alcune fasi di lavorazione, che, in particolare nelle ore notturne, arrecava grave disturbo ai residenti; la fuoriuscita di fumi densi e scuri dai camini dello stabilimento; la presenza di un forte e fastidioso odore caratteristico; la mancanza di una recinzione nel piazzale antistante la fabbrica, all’interno del quale erano depositati i materiali utilizzati per il riciclaggio e la produzione di sedie e poltroncine di plastica.
Dopo gli interventi e i controlli da parte dell’Azienda Sanitaria, erano seguite varie vicissitudini, con il rilievo di infrazioni alla normativa sui rifiuti, lo svolgimento di animate assemblee pubbliche, un’ordinanza di sgombero del Sindaco di Villa Santina che veniva impugnata al TAR dalla ditta, e la bocciatura di un’ipotesi di ampliamento dell’azienda motivata anche dal comportamento della proprietà e dalla sua inaffidabilità nel mantenere gli impegni presi.
A distanza di qualche anno la situazione è solo parzialmente migliorata sul fronte dell’inquinamento acustico e delle emissioni in atmosfera, mentre permangono la presenza di cattivi odori ed il deposito di materiali provenienti dalla raccolta della plastica sul piazzale, che, considerato il tempo trascorso, appare simile ad uno “stoccaggio non autorizzato” di rifiuti. Lo scenario che si presenta è particolarmente inquietante: centinaia di sacchi abbandonati alle intemperie e al rischio di incendio, dai quali fuoriesce una scia marrone di percolato che finisce per scaricarsi direttamente nei terreni adiacenti. Per una situazione simile, verificatasi presso la sede di Lauzacco, alla fine dello scorso anno l’Amministrazione Provinciale di Udine aveva revocato l’autorizzazione e diffidato la stessa Marconi.
I cittadini sono esasperati. Negli ultimi incontri con le autorità a loro era stato assicurato che entro la fine del mese di maggio l’azienda si sarebbe trasferita definitivamente e tutti i materiali sarebbero stati sgomberati. Adesso temono un nuovo rinvio e nuove lungaggini sulla loro pelle.
Legambiente ha così deciso di segnalare il caso e di scrivere nuovamente agli enti competenti ed in particolare alla Comunità Montana della Carnia, che è proprietaria del capannone utilizzato dalla Marconi, chiedendo l’applicazione delle normative e l’immediato rispetto degli impegni presi.
