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Protezione civile, è legge la nuova tutela penale per sindaci e volontari: la svolta dopo il caso Preone

Una svolta attesa da migliaia di volontari, amministratori locali e operatori della Protezione civile, soprattutto in Friuli Venezia Giulia, dove la vicenda giudiziaria di Preone aveva aperto un acceso dibattito sulle responsabilità penali dei sindaci e dei coordinatori impegnati nella gestione delle emergenze. Mercoledì 21 ottobre la Camera dei deputati ha approvato definitivamente il disegno di legge in materia di Protezione civile, con 131 voti favorevoli, 95 astensioni e nessun contrario. Il provvedimento introduce una nuova disciplina della responsabilità penale colposa per chi opera nel sistema di Protezione civile, prevedendo specifiche tutele in caso di rispetto delle linee guida e delle buone pratiche. Una modifica normativa sollecitata anche da numerosi amministratori del Friuli Venezia Giulia, preoccupati dalle conseguenze giudiziarie che possono derivare dalle decisioni assunte durante le emergenze.

Il precedente di Preone e la condanna del sindaco

A rendere particolarmente significativa l’approvazione della legge per il territorio friulano è il caso di Preone, diventato emblematico delle difficoltà e delle responsabilità che gravano sugli amministratori e sui volontari della Protezione civile. Il 29 luglio 2023 Giuseppe De Pauli, volontario di 74 anni, perse la vita durante un intervento di rimozione degli alberi abbattuti dal maltempo lungo una strada forestale che conduce alle cascate dell’Arzino. L’uomo venne travolto da una pianta mentre era impegnato nelle operazioni di sgombero. Per quella tragedia, il 31 marzo 2026, il Tribunale di Udine ha condannato a un anno di reclusione ciascuno, con pena sospesa, il sindaco di Preone Andrea Martinis e il coordinatore comunale della Protezione civile Renato Valent, riconoscendoli responsabili di omicidio colposo. Nelle motivazioni della sentenza, depositate a giugno, il giudice ha evidenziato come l’intervento avrebbe dovuto essere affidato a personale specializzato, considerata la pericolosità delle operazioni, e come il coordinatore avrebbe dovuto interrompere l’attività. La decisione aveva provocato forti reazioni tra i sindaci della Carnia, che avevano manifestato solidarietà ai due condannati, denunciando il rischio di paralizzare il sistema del volontariato di Protezione civile. Il caso aveva dunque posto una questione di fondo: come garantire la sicurezza degli interventi senza esporre amministratori e volontari a responsabilità penali sproporzionate rispetto al ruolo svolto e alle condizioni nelle quali sono chiamati a operare?

Cosa cambia con la nuova legge

La risposta del Parlamento arriva con una disciplina che punta a chiarire il regime delle responsabilità penali nell’esercizio delle attività di Protezione civile. Il punto centrale è contenuto nell’articolo 6, che interviene sul Codice della Protezione civile introducendo disposizioni relative alle linee guida operative e alla responsabilità penale colposa per morte o lesioni personali. La nuova normativa mira a tutelare chi agisce osservando le indicazioni previste dalle linee guida e dalle buone pratiche, tenendo conto delle particolari condizioni nelle quali vengono svolti gli interventi. Non si tratta, quindi, di un’esenzione indiscriminata dalle responsabilità, ma di una disciplina che collega le garanzie al rispetto delle regole operative e delle procedure di sicurezza. La legge non comporta automaticamente la cancellazione delle condanne pronunciate nel caso Preone: gli eventuali effetti sui procedimenti giudiziari dovranno essere valutati alla luce del testo normativo e delle specifiche circostanze. Accanto alle disposizioni penali, il provvedimento introduce sezioni contrattuali specifiche per il personale dirigente e non dirigente delle strutture di Protezione civile delle Regioni e degli enti del comparto funzioni locali. L’obiettivo è riconoscere le peculiarità delle mansioni, delle responsabilità e delle condizioni operative attraverso trattamenti giuridici ed economici adeguati.

Ciriani: «Una giornata storica»

Particolarmente soddisfatto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che rivendica il risultato raggiunto. «Oggi è una giornata storica di cui vado orgoglioso, un traguardo importante a cui sono fiero di aver dato il mio contributo», ha dichiarato il ministro. Ciriani ha sottolineato come nella legge sia stata inserita una disposizione fortemente richiesta anche dai sindaci del Friuli Venezia Giulia, volta a definire un nuovo quadro di responsabilità penale per i reati colposi commessi nell’esercizio delle attività di Protezione civile. Sulla stessa linea il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, che evidenzia i due principali risultati raggiunti: il riconoscimento della specificità professionale del personale attraverso una sezione contrattuale dedicata e la definizione delle responsabilità penali di operatori, autorità e volontari. Per Musumeci si tratta di una risposta attesa da tempo dai territori e dalle migliaia di persone che quotidianamente assicurano gli interventi di prevenzione, assistenza e gestione delle emergenze.

Tra le reazioni più significative quella dell’assessore regionale alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, che sottolinea il ruolo svolto dalle Regioni nel percorso che ha portato all’approvazione della riforma. «Un risultato importante, voluto con determinazione dalle Regioni italiane che hanno lavorato insieme al Dipartimento nazionale della Protezione civile e al Governo. Una norma che rappresenta un’evoluzione significativa del sistema, chiarendo i limiti e le responsabilità di chi opera nell’interesse della collettività con generosità e passione». L’assessore rimarca soprattutto l’origine territoriale della richiesta di intervento legislativo. «Siamo grati a tutti coloro che hanno raccolto questa istanza, partita proprio dal Friuli Venezia Giulia. Non si tratta di introdurre alcuna forma di immunità, ma di garantire una tutela proporzionata alle responsabilità di chi è chiamato a operare in condizioni di emergenza».

Anche dal Partito Democratico arriva il riconoscimento dell’importanza delle nuove disposizioni, pur con alcune riserve sul testo complessivo. La deputata ed ex presidente della Regione Debora Serracchiani sottolinea il contributo fornito dal Friuli Venezia Giulia al percorso parlamentare, attraverso le proposte e gli emendamenti maturati anche dalle richieste dei sindaci del territorio. «Abbiamo portato il nostro contributo in tutti i passaggi legislativi», afferma Serracchiani, evidenziando come il provvedimento abbia recepito diverse istanze relative alle responsabilità penali degli operatori della Protezione civile.

Una risposta alle preoccupazioni dei Comuni

L’approvazione della legge assume un significato particolare in Friuli Venezia Giulia, regione nella quale il sistema di Protezione civile si fonda su una rete capillare di gruppi comunali e volontari, spesso chiamati a intervenire in situazioni complesse, soprattutto nei territori montani. La vicenda di Preone aveva portato numerosi amministratori a chiedere con forza un intervento legislativo capace di distinguere le responsabilità individuali dalle difficoltà oggettive legate alla gestione delle emergenze.