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Poligoni militari in Carnia, nuove regole per tutelare turismo, ambiente e comunità

Nuove regole per l’utilizzo delle aree addestrative militari del Friuli Venezia Giulia, con un’attenzione particolare alla Carnia, dove la convivenza tra esigenze delle Forze Armate, tutela dell’ambiente, turismo e vita quotidiana delle comunità locali rappresenta da tempo un tema sensibile.

L’assessore Amirante durante la riunione del Comitato misto paritetico oggi a Trieste

I nuovi disciplinari d’uso delle aree militari sono stati approvati oggi a Trieste nel corso della riunione del Comitato misto paritetico. Il provvedimento sostituisce i disciplinari approvati nel 2021, ormai prossimi alla naturale scadenza, e introduce una serie di novità pensate per rendere più equilibrato l’utilizzo dei poligoni e delle aree interessate dalle attività addestrative.

«Un risultato importante, reso possibile dalla proficua collaborazione avviata dalla Regione con il Comitato misto paritetico, il Comando Militare Esercito del Friuli Venezia Giulia e le Amministrazioni locali per trovare soluzioni condivise nell’interesse della comunità», ha commentato l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, Cristina Amirante. «I nuovi disciplinari consentono di coniugare le esigenze addestrative delle Forze Armate con la tutela del territorio, dell’ambiente e la qualità della vita delle comunità locali».

Il punto più rilevante per la montagna friulana riguarda la gestione dei periodi di attività nelle aree con demanio sciabile, come Sauris (nella foto in alto il poligono del Bivera) e Forni di Sopra. In questi territori le esercitazioni non potranno superare il 30 novembre, così da consentire l’avvio della stagione sciistica senza interferenze. Allo stesso modo, in primavera, le attività dovranno concludersi entro la fine di maggio, lasciando spazio alla fruizione del territorio legata al turismo lento, alle escursioni e alle attività all’aria aperta.

Una scelta che va incontro alle esigenze delle comunità carniche, dove la montagna non è solo spazio naturale, ma anche luogo di lavoro, economia turistica, sport, sentieristica, ciclabilità e vita quotidiana. La ridefinizione delle giornate addestrative prevede inoltre una concentrazione delle attività nella parte centrale della settimana, evitando l’utilizzo dei poligoni nei giorni di maggiore presenza di cittadini, turisti ed escursionisti, soprattutto quando si impiegano calibri che comportano limitazioni più estese alla fruizione del territorio.

Tra le innovazioni introdotte c’è anche una gestione più flessibile e proporzionata delle aree di sgombero. Il nuovo sistema si basa su diverse configurazioni operative e sui relativi inviluppi delle aree di pericolo d’arma, le cosiddette Weapon Danger Area. In questo modo, in molti casi, sarà possibile ridurre le superfici temporaneamente interdette, senza compromettere la capacità addestrativa delle Forze Armate.

La conseguenza attesa è una maggiore disponibilità del territorio per cittadini, operatori economici, escursionisti e attività legate alla montagna. Un aspetto particolarmente importante in Carnia, dove la presenza di sentieri, malghe, percorsi ciclabili, aree sciistiche e itinerari naturalistici richiede una programmazione attenta e condivisa.

Il nuovo quadro disciplinare interviene anche sul fronte ambientale. Sono previste misure rafforzate di tutela nelle aree protette, una razionalizzazione delle attività considerate più impattanti dal punto di vista acustico e l’impiego di munizionamenti a ridotto impatto ambientale.

«Abbiamo apportato miglioramenti anche alla cartografia», ha sottolineato Amirante, «mettendo in relazione i poligoni con la sentieristica e i tracciati ciclabili per condividere le informazioni tra Esercito, Comuni e territori».

L’obiettivo è quello di rendere più chiaro, leggibile e programmabile l’utilizzo delle aree, evitando sovrapposizioni nei periodi di maggiore afflusso e migliorando il coordinamento tra istituzioni, amministrazioni locali e realtà del territorio. Per la Carnia, in particolare, il nuovo disciplinare rappresenta un passaggio significativo verso una gestione più compatibile delle attività militari con le vocazioni turistiche, ambientali e sociali della montagna friulana.