Il Bosco Vintulins di Paularo iscritto nella Rete nazionale dei boschi vetusti
Tre eccellenze forestali del Friuli Venezia Giulia sono state iscritte, le prime in Italia, nella Rete nazionale dei boschi vetusti, cioè contesti ad altissimo valore ecologico. Le aree prescelte, appartenenti al demanio forestale regionale, sono: il Bosco Vintulins a Paularo, Pian de le Stele a Polcenigo e Croseraz-Val Bona nella Foresta del Cansiglio. L’individuazione di questi particolari boschi è il risultato di uno studio condotto dall’Università di Udine e promosso dal Servizio foreste della Regione Friuli Venezia Giulia.
Nel linguaggio scientifico e normativo, l’aggettivo “vetusto” non è un semplice sinonimo di “molto vecchio”. Piuttosto che indicare una sequenza di alberi secolari di età uniforme, la vetustà descrive uno stato di maturità ecologica e strutturale. Ovvero una condizione in cui i segni dell’attività umana del passato si sono ormai dissolti, lasciando che i cicli naturali di crescita, senescenza e rinnovazione tornino a modellare spontaneamente il territorio. In questo contesto è fondamentale distinguere tra una foresta primaria, un ambiente vergine mai alterato dall’uomo, e un bosco vetusto, che può invece avere una storia di utilizzo antropico. Ciò che lo rende tale è la straordinaria capacità della natura di riassorbire le antiche impronte umane, restituendo all’ecosistema la complessità e la ricchezza di una foresta matura.
Per ottenere l’iscrizione alla Rete, la normativa nazionale individua quattro pilastri fondamentali. Un’estensione minima di 10 ettari, con deroghe motivate fino a due ettari per contesti specifici. La presenza di specie spontanee coerenti con il contesto biogeografico. L’assenza di disturbi antropici significativi da almeno 60 anni. Una spiccata complessità strutturale data dalla presenza contemporanea di tutti gli stadi vitali del bosco, dalla rinnovazione spontanea alla senescenza.
Per garantire la tutela integrale di queste aree, all’interno dei siti iscritti al registro, si applicherà il principio della rigorosa non-interferenza. In pratica, saranno tassativamente vietati i tagli boschivi e l’asportazione di legname, salvo specifiche autorizzazioni per la ricerca scientifica. Per permettere ai cittadini di osservare la trasformazione spontanea della natura senza alterarne i delicati equilibri, la fruizione pubblica sarà regolamentata e consentita esclusivamente lungo la rete dei sentieri ufficiali.
«Se da un lato la gestione attiva resta indispensabile per la produzione sostenibile di legname – spiega il professor Alberti –, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la conservazione dei paesaggi storici, dall’altro la proforestazione, ossia la non-gestione consapevole, interviene in contesti ecologici specifici per massimizzare lo stoccaggio del carbonio in bosco, preservare la biodiversità e incrementare la resilienza della foresta contro eventi climatici estremi come siccità e tempeste».
I contesti del Cansiglio, tra cui Pian delle Stele e Col Piova, sono infatti inseriti nel progetto europeo Wildcard, coordinato dall’Università di Udine, finanziato con quasi nove milioni di euro da Bruxelles. Si tratta di una rete internazionale di oltre 800 siti di ricerca diffusi nelle diverse regioni biogeografiche europee, nata per quantificare gli impatti della rinaturalizzazione su clima, suolo e comunità locali.
