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A Chiusaforte il ritorno dei volontari 50 anni dopo tra memoria, incontri e testimonianze 

Cinquant’anni dopo, sono tornati nei luoghi in cui prestarono il proprio aiuto all’indomani del terremoto del 1976. Chiusaforte ha vissuto sabato 12 e domenica 13 settembre due giornate intense di incontri, testimonianze e memoria, accogliendo volontari giunti da diverse parti d’Italia per partecipare alle iniziative organizzate dal Comune in occasione del 50° anniversario del sisma.
A raggiungere il paese sono state persone provenienti, tra le altre località, da Empoli, Firenze, Nerviano, Verona, Vicenza, Gorizia e Padova, insieme all’associazione Fuarce Cividat, che riunisce anche alcuni appartenenti all’ex Battaglione Cividale che furono tra i primi a portare i soccorsi alla comunità. Persone che nel 1976 erano giovani volontari, scout, militari o religiose e che, a distanza di mezzo secolo, hanno potuto incontrare nuovamente gli abitanti e tornare nei luoghi in cui avevano vissuto settimane e mesi di lavoro, solidarietà e condivisione.
Uno dei momenti centrali è stata la Passeggiata della memoria, costruita come un racconto a più voci attraverso Raccolana e Chiusaforte. Particolarmente emozionante la tappa dedicata alla quotidianità nei campi di volontariato, in cui è stata riletta una fiaba scritta dai bambini che nel 1976 frequentavano le attività organizzate dai volontari di Gorizia. Cinquant’anni dopo alcuni di quei bambini erano nuovamente lì a leggere le parole che avevano scritto allora: un incontro inatteso tra la memoria dell’infanzia e il presente.
Le fotografie raccolte grazie agli stessi volontari hanno dato vita al Teatro Pierluigi Cappello a una mostra partecipata. Proprio davanti a quelle immagini si sono verificati alcuni degli incontri più sorprendenti delle giornate: abitanti che si sono riconosciuti nelle fotografie di cinquant’anni fa, persone che hanno identificato volti e luoghi e ricordi che, attraverso il confronto, hanno trovato nuovi particolari e nuovi nomi. Anche i bambini della scuola primaria di Chiusaforte sono stati coinvolti visitando la mostra, perché l’obiettivo delle iniziative non è stato soltanto ricordare e ringraziare, ma anche consegnare questa memoria alle nuove generazioni.
La sera di sabato il Teatro Pierluigi Cappello ha ospitato “La speranza nelle radici” di Dino Persello, un racconto tra teatro e musica che ha dato voce alle persone protagoniste della ricostruzione e alla capacità di una comunità ferita di rialzarsi grazie anche all’aiuto ricevuto: un modo per ricordare che dalle grandi tragedie non ci si rialza da soli.
Domenica il percorso si è concluso a Raccolana con la Santa Messa commemorativa nella Chiesa di San Paolo Apostolo, accompagnata dalle note del violino di Aurora Petris. Una scelta particolarmente significativa proprio perché Raccolana fu tra le frazioni duramente colpite dal sisma.
Il percorso promosso dal Comune di Chiusaforte per il cinquantesimo anniversario non si conclude però con il fine settimana appena trascorso. Sabato 19 settembre alle ore 20.30, nella Chiesa Parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo a Chiusaforte, la comunità si ritroverà per “Dalle macerie, un canto”, rassegna corale a ingresso libero dedicata alla memoria, alla rinascita e alla speranza.
Protagoniste saranno tre formazioni del territorio: il Coro Voci nell’Aria di Chiusaforte, il Grup Corâl Valcjalda di Ravascletto e il Coro Sociale SAF CAI di Udine. Le esibizioni saranno accompagnate dalla proiezione di fotografie e video storici del terremoto del 1976, intrecciando immagini e canto in un percorso che dal ricordo della tragedia conduce alla solidarietà, alla ricostruzione e al futuro.
«La musica corale ha sempre rappresentato la voce più autentica del nostro popolo, capace di dare conforto nei momenti bui e di celebrare la forza della ripartenza – spiega Enrica Scorza, direttrice del Coro Voci nell’Aria di Chiusaforte –. Con Dalle macerie, un canto vogliamo trasformare la memoria in un messaggio di speranza da condividere con tutte le generazioni».